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Al via la Fiera del Libro. Un uragano di proposte. Ma agli scrittori non piace l'interlocutore-manager

Protagonisti autori ed editori, questi ultimi impegnati come non mai nella ricerca della «pepita nel cestino»: un nuovo, grande autore. E proprio su questo l'editore di oggi, manager e grande organizzatore, si scontra e perde con l'editore di ieri, lo stregone della cultura che si consumava gli occhi su migliaia di manoscritti e inventava la grande letteratura.
Si capisce anche dalle parole di chi personifica il successo come scrittore: Andrea Camilleri. «Insomma - dice il papà di Montalbano - Elvira Sellerio non fece mai pubblicità ai miei libri. Poi successe il miracolo». Oggi nel Terzo Millennio tra gli scrittori c'è nostalgia per quel segugio che riusciva a trovare uno, due, dieci autori per creare una grande collana. Senza badare al richiamo del nome, contro la moda, andando a caccia della qualità. Chi per mestiere scrive vede di buon occhio il panorama editoriale di oggi. Tutto pulito, tutto ordinato. «Ti pagano perfino», scherza lo storico Arrigo Petacco. Ma di quei geni che si nutrivano di letteratura di qualità e producevano fiumi di cultura oggi non c'è più traccia. Non ci sono più editori del calibro di Mario Spagnol, che fece tanto e bene in Rizzoli e Mondadori e divenne poi capitano della Longanesi. Grande scopritore, anzi inventore di talenti, portò in Italia Wilbur Smith e i suoi seguitissimi cicli e intuì la grandezza di Sepùlveda.
E proprio di Spagnol parla con nostalgia e affetto Arrigo Petacco: «Era un editore. Quelli di oggi sono manager. Oggi un giovane che si avvicina alla scrittura è sfortunato da un verso e fortunato da un altro. Da una parte scrivere un libro è come lanciare un messaggio in una bottiglia. Gli editori leggono tutto e riescono a far crescere gli autori. Ma saper trovare le pepite nel cestino, il grande autore, non è una cosa facile - continua l'autore di "I ragazzi del '44" e "L'esodo" - Però le case editrici oggi pagano. Una volta poteva capitare di sentirti dire: "Ti ho pubblicato il libro, non vorrai anche dei soldi"».
C'è chi alle case editrici vuole tirare le orecchie, come Carlo Mazzantini. «In troppi cercano solo il guadagno - afferma lo scrittore di "I balilla andarono a Salò" - E per ottenere lo scoop sono disposti a tutto, anche a pubblicare la pornografia».
Nostalgia degli autori dunque, per un'epoca eroica fatta di pane e letteratura. L'eterno «apprendista scrittore» Raffaele La Capria, acuto autore di «Letteratura e salti mortali» e «La mosca nella bottiglia» vede un oggi tecnologico che nega l'incontro fecondo tra scrittore ed editore. «Non esiste più un rapporto vero - afferma - La casa editrice è un ente anonimo. Quando chiami ti risponde una macchinetta, la cosa non è piacevole». Ma esistono ancora gli editori puri? «Io non ne ho incontrati», conclude La Capria. È grata alla sua casa editrice l'autrice di «Il nuovo incantesimo», Maria Venturi: «C'è una grande cura dello scrittore per quello che riguarda la promozione. La fatica è ridotta al mestiere di scrivere». Ma è indubbio che «tutti preferiscono puntare su un autore noto».
Un giovane scrittore, Sandro Campani, dopo cinque anni di «fatiche» è riuscito a pubblicare un racconto in una raccolta e tra qualche mese manderà in stampa il suo primo romanzo. «Trovare spazio nelle case editrici è difficile - spiega - Ma è meno grigia di quello che sembra».
E, parlando di editori, proprio ai giovani che devono essere scoperti e incoraggiati pensa il poeta Mario Luzi: «A loro è riservato troppo poco spazio - afferma - per loro deve essere più facile salire la scala del successo».

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