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È ENTRATA nel cinema dalla porta principale, iniziando con un film come «La balia» di Marco Bellocchio, ...


In questi giorni è impegnata in Toscana sul set di «Una relazione», ultima fatica di Carlo Mazzacurati, dal libro di Carlo Cassola. Vestirà i panni di Maria, suo partner Stefano Accorsi. Dopo gli apprezzamenti ricevuti per «La meglio gioventù», film destinato alla tv di Marco Tullio Giordana ma pluripremiato dalla critica cinematografica, da ieri la giovane Maya Sansa, uno dei talenti più interessanti del nostro panorama cinematografico, è sui grandi schermi con «Il vestito da sposa», di Fiorella Infascelli. Nel cast anche la sempre brava Piera Degli Esposti ed Andrea Di Stefano, giovane attore già apprezzato in «Angela» e «Almost blue».
Un film duro, nonostante i risvolti sentimentali, con una violenta scena di stupro destinata a far discutere. La storia di Stella, ragazza di campagna violentata da quattro balordi poco prima del matrimonio, che sfortunatamente dopo aver superato lo choc si innamora di uno dei suoi violentatori.
Maya, la scena della violenza sessuale è indubbiamente molto forte. Ha trovato qualche difficoltà nel girarla?
«Abbastanza. Il giorno che abbiamo deciso di farla si è creato sul set un clima molto particolare, direi che non è stato un giorno felice. Si cerca di essere il più complici e professionali possibile. I ragazzi erano molto più tesi di me, non gli piaceva per niente l'idea di immedesimarsi nei quattro stupratori».
Cosa l'ha convinta ad accettare la sceneggiatura?
«In realtà non mi è stata offerta, ho fatto diversi provini prima di essere presa. Dal momento in cui ho avuto il primo incontro con Fiorella fino a quando mi ha proposto la parte è passato quasi un anno. Nel frattempo ci siamo frequentate molto, siamo diventate amiche, facendo un lungo lavoro di preparazione».
Ci racconti il percorso di Stella, il suo personaggio.
«Un percorso lineare, dopo la violenza non fa finta di niente, il dolore lo vive fino in fondo. Cambia strada, però si innamora di un uomo che solo alla fine scopre essere il suo carnefice».
Che cosa la porta ad accettare di volta in volta una parte?
«Cerco sempre di fare cose molto diverse. Oggi guardando indietro sento che ci sono riuscita, non cadendo nel tranello dell'attore-personaggio, che gioca un pochino ma in fondo è sempre più o meno se stesso».
Le piacerebbe fare un ruolo comico?
«Quando frequentavo l'Accademia l'ho fatto, ma fino ad ora non me l'ha proposto nessuno. Lo farei volentieri. Devo dire che da spettatrice preferisco i film drammatici, forse anche da attrice sono molto più portata in questo senso».
Luc. Vec.

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