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di MARIDA CATERINI UN'IMMENSA passione per il teatro e l'ambizione di immedesimarsi, un ...


Un sogno per la cui realizzazione era necessaria la grande popolarità che «Orgoglio» adesso gli ha regalato. Daniele Pecci, il Pietro Pironi del fortunato serial di Raiuno, concluso ieri sera, con gli ultimi colpi di scena ed un finale aperto al quale si sta già dando un seguito, è fermamente convinto che il suo futuro professionale è nel teatro. Adesso, però, è sul set di «Orgoglio 2» le cui riprese sono iniziate il 23 aprile.
Pecci, è vero che è stato Giuseppe Patroni Griffi ad indirizzarla verso il mondo televisivo?
«Io ho solo 33 anni ma da venti calco i palcoscenici italiani. Ho lavorato con le migliori compagnie teatrali, facendo una lunga gavetta. So che il ruolo del protagonista in uno spettacolo può essere ricoperto solo in due casi, se la compagnia in cui si recita ci appartiene o se si gode della stima incondizionata di un regista. Quando ho chiesto consiglio a Patroni Griffi mi ha spronato ad entrare nel mondo della televisione. "Fatti conoscere da tutta l'Italia, e quando sarai un personaggio potrai interpretare il Macbeth", mi ha detto. Il mio primo ruolo è stato nella fiction di Canale 5 "Il bello delle donne", dove, invecchiato di dieci anni, ero il marito di Giuliana De Sio. Purtroppo ero così brutto che neppure mia madre mi ha riconosciuto».
Adesso la riconoscono tutti e gode di grande popolarità. È cambiata la sua vita?
«Spero che la notorietà serva al mio mestiere per il quale è determinante il gradimento da parte del pubblico. Il contatto diretto con la gente, a teatro, è un'emozione impagabile. La Tv, però, è un grande mezzo di comunicazione ed una ribalta di prodotti artistici. Ogni tanto deve dare prove di coraggio e puntare su prodotti qualitativamente importanti. E, soprattutto, consente ad un attore di rivedere e valutare il proprio lavoro, mentre in teatro lo spettacolo vive nella memoria di chi lo fa».
A quali motivazioni attribuisce il successo della fiction in costume?
«L'Italia degli anni '50, pur con un grado di cultura non elevato, ha saputo apprezzare gli sceneggiati tratti dalla grande letteratura come I fratelli Karamazov. Oggi per un pubblico più preparato, c'è spazio per i classici e per il genere melò. "Orgoglio", in particolare, è incentrato su una grande storia d'amore ma anche su temi importanti della nostra storia, come l'emigrazione, i conflitti sociali».
Chi è Daniele Pecci al di fuori della Tv e del teatro?
«Faccio parte della Nazionale di Calcio degli attori. E sono molto legato a Luca Zingaretti e Sebastiano Somma. Ci vediamo almeno due volte a settimana sia per le partite di beneficenza che per gli allenamenti».

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