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Marinella: «Non riesco a trovare giovani per tagliare la seta»

È lo stesso Marinella, titolare della omonima griffe napoletana di cravatte, a raccontarlo, alla platea del convegno sul sistema moda: «Dopo un mese che lavora con me ogni apprendista se ne va dicendo: ma come, dovrei stare tutta la vita a tagliare seta?».
Marinella, che ama la sua città e ha deciso di mantenere a Napoli i propri laboratori anche dopo aver conquistato una vasta celebrità, non riesce a capacitarsi: «Ogni volta che un apprendista va via provo un grande dolore. Eppure è un lavoro sicuro, per un'azienda che va bene: il sabato è libero, si smonta alle 16...». Alla fine, quando una maestra di taglio va in pensione, allo stilista resta una sola strada: «Assumere la figlia o la nipote, altrove non si riesce ad andare».
Il piazza Vittoria, il mito dei Marinella sopravvive dal 1914 in soli venti metri quadrati, al pianoterra di un palazzo che è un monumento nazionale. Il negozio, quasi nascosto e fuori dal passaggio della gente, ha la porta incorniciata di marmo verde di Calabria. Da allora è cambiata soltanto l'insegna che ora è in lettere dorate, con il nome della ditta. Non c'è centimetro del negozio che non sia inglese. E non per snobismo, ma per una scelta di don Eugenio, il capostipite della dinastia, che aveva da soddisfare i gusti di una clientela composta, fra l'altro, da amazzoni e da cavalieri, che cavalcavano a lungo la pista dell'allora villa comunale, proprio di fronte alle vetrine di Marinella.
E proprio in Inghilterra, ancora oggi, la famiglia acquista le sete migliori, quelle più spesse e più pesanti, tra quattromila fantasie diverse. I tessuti tornano in Italia con il marchio «tessuta a mano esclusivamente per Marinella» e vengono lavorati in laboratorio da una decina di persone. Una volta tagliata la stoffa, la cravatta viene cucita rigorosamente a mano ed è pronta per andare in negozio e diventare leggenda.
La storia dell'azienda napoletana, ora è raccontata in un libro: «Cinquantadue nodi d'amore per novant'anni di passione». Maurizio Marinella ripercorre la passione e la dedizione al lavoro di tre generazioni in 52 ritratti di personaggi famosi che si sono fatti fotografare nel rituale gesto mattutino di fare il nodo alla cravatta.
Cinquantadue modi di indossare un accessorio che esprime eleganza e che allo stesso tempo svela la personalità e lo stato d'animo di chi la indossa. Il ricavato della vendita del libro di immagini inedite sarà devoluto in beneficenza all'ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari.

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