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Le percosse alla moglie remissiva




ANTONIO, un marito violento, possessivo, geloso. Pilar, una moglie remissiva e così innamorata («Ti do i miei occhi», gli dice) da accettare anche le peggiori percosse. Un giorno, però, la corda, troppo tirata, si spezza e Pilar si rifugia con il bambino dalla madre. Antonio non è un «mostro», si rende conto della sua indole e si sottomette a una terapia di gruppo, a tal segno convinto di esser riuscito a vincersi da ottenere che Pilar ritorni. Poiché però adesso lei non si limita a stare in casa ma si è cercata un lavoro, Antonio ricomincia con le sue persecuzioni ossessive. Fino al momento in cui Pilar se ne andrà via e adesso per sempre.
Ci ha rappresentato questo dramma familiare (meno inconsueto di quanto si pensi), una regista e sceneggiatrice spagnola, Iciar Bollain, nota anche come attrice. I personaggi li ha costruiti con finezza, non solo quello di Pilar, la vittima, ma anche quello di Antonio cui non riesce, nonostante gli sforzi, di non diventare un carnefice. Le due tappe della vicenda le ha seguite sempre da vicino, la prima solo desolazione, la seconda pervasa da una speranza che i fatti presto provvederanno a smentire. Con uno stile lineare, evitando le increspature e gli strappi anche nei passaggi più esplosivi, con figure attorno psicologicamente mai marginali e in una cornice — la Toledo dell'Alcazar e dei musei — cui le immagini prestano sempre un'intensa evidenza figurativa, pur tenendosi all'immediatezza della cronaca.
Gli interpreti fanno il resto, non solo Laia Marull, una Pilar rigorosamente in equilibrio fra risentimenti e frustrazioni, ma Luis Tosar, un marito incapace di vincersi. Con un dolore via via sempre più impotente.
G. L. R.

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