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L'oro di Dongo fuso nei forni di Falck

A rivelare uno dei tanti misteri della storia del nostro Paese è il direttore di «Libero», Alessandro Sallusti, che racconta come fu proprio Giorgio Falck, l'imprenditore spentosi martedì, a svelargli la sorte del tesoro del Duce. «Dongo - spiega Sallusti - è un paese molto caro ai Falck. Qui nel 1945 e fino a pochi anni fa aveva sede una delle più grosse acciaierie del gruppo. Giorgio vi fu mandato dal padre a fare apprendistato. Un giorno un leader dei sindacati interni, un ex capo partigiano del posto, gli disse di non abbattere un piccolo forno. Il motivo? Vi era stato fuso in migliaia di piccoli lingotti l'oro di Dongo, poi «distribuito agli operai, agli abitanti amici, ai partigiani, anche a quelli venuti da Milano su ordine del Cnl».

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