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In un libro e un Cd tutti i segreti dal '39 alla Guerra fredda

Il personaggio in questione è Myron Charles Taylor, tipico rappresentante dell'aristocrazia industriale americana, con la vocazione a concludere la sua brillante carriera impegnandosi per un'attività di carattere umanitario, che portasse però anche dei vantaggi al suo paese.
Dimessosi dalle sue cariche, il democratico Taylor, nell'autunno del 1939, si trovò a disposizione proprio quando Roosevelt, d'intesa con il cardinale di New York, Spellman, decise che era il momento d'inviare un rappresentante presso il Vaticano, nel tentativo anzitutto di tenere l'Italia fuori dalla guerra.
Il prescelto fu appunto Taylor, che già aveva avuto modo di ospitare Pio XII, allora segretario di Stato, nel 1936, intrattenendo con lui ottimi rapporti. L'incarico ufficiale affidato a Taylor era di occuparsi dei rifugiati europei negli Usa, ma in realtà aveva competenze ben più vaste, diventando il canale stabile tra il Pontefice e Washington. Questa funzione, che risultò decisiva soprattutto dopo la liberazione di Roma, nel giugno del 1944, andò avanti fino alla fine del 1949, operando in parallelo con l'ambasciata americana presso l'Italia e assumendo in alcuni casi, un ruolo addirittura preminente.
Lo studio che ha messo per primo in luce il ruolo di Taylor si deve a Ennio Di Nolfo, che fin dal 1978 ebbe modo di pubblicare alcuni dei testi essenziali, che oggi ripropone nell'edizione aggiornata, completata da un CD con 363 documenti originali compresi tra l'agosto del 1939 e il luglio del 1952 (Dear Pope. Vaticano e Stati Uniti. La corrispondenza segreta di Roosevelt e Truman con Papa Pacelli, Inedita, 170 pagine, CD, 30 euro). Una uscita quanto mai tempestiva, per la coincidenza con gli studi di questi mesi sul ruolo del Vaticano nella seconda guerra mondiale e negli anni del dopoguerra.
La prima fase della missione di Taylor si esaurì nell'agosto del 1940, dopo l'entrata in guerra dell'Italia, che aveva reso vano gli sforzi congiunti di convincere Mussolini a desistere dall'attaccare la Francia. Dopo alcuni mesi negli Stati Uniti, Taylor tornò però un anno dopo, quando ormai sembrava imminente il coinvolgimento dell'America nel conflitto, per cercare di attenuare l'opposizione del Pontefice nei confronti della Russia, che rappresentava un alleato indispensabile per la vittoria sulla Germania. Il compito di Taylor era quindi duplice: da una parte spiegare ai vertici vaticani che l'America non aveva intenzione di arrivare a una transazione con la Germania, dall'altra rassicurare circa la strategia americana per il dopoguerra, che non avrebbe mai lasciato l'Europa in balia dell'URSS.
Si trattava di prospettive di lungo periodo che avrebbero trovato modo di esplicarsi compiutamente a partire dalla primavera del 1944, quando la sconfitta ormai inevitabile della Germania consentiva di occuparsi del futuro dell'Italia, ma anche del ruolo che il Vaticano avrebbe potuto svolgere nella nuova Europa. In questa fase entra in gioco anche un nuovo personaggio, destinato a diventare poi protagonista, Alcide De Gasperi, che ebbe il sostegno incondizionato di Taylor, il quale svolse anche una funzione importante per il suo accreditamento presso l'amministrazione americana.
La documentazione pubblicata mostra in questa fase una significativa inversione di tendenza, perché, con la successione di Truman, Washington divenne sempre più sensibile ai richiami di Churchill sul pericolo sovietico in Europa, e a partire dal 1946-47, questa posizione si trovò sostenuta proprio dalle relazioni inviate dallo stesso Taylor, che si faceva interprete delle preoccupazioni espresse direttamente da Pio XII. Al momento dello scopp

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