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Max Gazzè: «Queste sono canzoni senza parrucca»

«UN GIORNO» IL NUOVO CD

Undici brani nuovi di zecca per il cantante, autore, bassista e arrangiatore romano che firma i testi con suo fratello Francesco e che è sempre stato incline gioco di squadra. «Anche questo è un disco che nasce da un lavoro d'équipe - ha detto Gazzè - grazie ad un progetto di collaborazione con dei musicisti, i Peng, che conosco e con cui lavoro da anni. Da tempo avevamo in cantiere di lavorare ad un disco insieme, c'è un gran feeling artistico che tra noi. Così abbiamo cominciato a lavorare a questo progetto da zero ed è nato "Un giorno", un lavoro ideato e realizzato insieme, anche se sempre pienamente inquadrabile nel mio stile».
Un album che dal punto di vista musicale lei ama definire senza sovrastrutture, perché?
«Perché è un disco registrato con due chitarre e una batteria, senza sovraincisioni, senza altre tracce aggiunte in studio. È un disco che nasce semplicemente dalla voglia di suonare insieme. Abbiamo, suonato registrato e poi abbiamo scelto le cose che ci piacevano di più senza troppe sovrastrutture».
Dal punto di vista dei contenuti invece, quest'album è un invito ai giovani a pensare, ad uscire dall'appiattimento della vita di oggi.
«Sì, un invito a vivere la vita appieno, ad uscire degli stati e delle condizioni di vita vissuta in maniera sempre più superficiale. Tutto questo sempre senza dimenticare l'ironia, com'è nel mio stile. Nel brano "I forzati dell'immagine", ad esempio, prendo di mira i reality show dicendo che arriveranno ad uccidersi in diretta pur di fare audience! E poi è un disco in cui emerge più volte il concetto di amore in senso lato. L'amore è il vero senso di quello che facciamo, bisognerebbe acquisire la consapevolezza di ciò ed entrare più in contatto con noi stessi, dedicare più spazio a noi che al nostro aspetto esteriore: questo è essenzialmente l'invito che faccio, soprattutto ai giovani».
C'è anche un brano, «Pallida», scritto in collaborazione con Daniele Silvestri. Una collaborazione proficua?
«Sì, era parecchio che ci proponevamo di fare qualcosa insieme. Così è nata questa canzone. È stato divertitene scriverla, per il titolo ci siamo ispirati ad un nostro tour manager veneto che per ogni piccola difficoltà diceva "La vedo pallida"».
Cosa si augura per quest'album?
«Mi auguro che venga compreso lo spirito che ha dietro. Ho una gran voglia di portarlo in tournée perché è un disco che amo definire "senza parrucca", nato per essere suonato dal vivo, un disco che migliorerà all'ascolto sempre più nel corso della tournee, man mano che crescerà il feeling tra noi sul palco. Il tour partirà da Roma con un concerto il 22 aprile al Villaggio Globale, poi sarò in giro tutta l'estate, non mancheranno alcune date all'estero e molti club quest'inverno. Vorrei dare una vita lunga a "Un giorno" proprio perché, lo ribadisco, è un disco che nasce per essere suonato tra la gente».

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