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Quei barbari d'occidente visti dall'Islam

Le occasioni di scontro e i punti d'incontro tra le due civiltà in un saggio di Lewis

Lo Stato islamico costituiva l'unica potenza terrena veramente legittima e la comunità islamica la sola depositaria della verità e del sapere rivelato, circondata da ogni parte dalle tenebre della barbarie». È ieri ma sembra oggi, o potrebbe essere domani. Bernard Lewis, professore emerito alla Princeton University e massimo esperto di storia mediorientale, attraversa mille anni di incontro e scontro tra la civiltà occidentale e quella islamica. La battaglia di Poitiers (733) che nella nostra storia assurge a termine epocale di salvezza dall'islamizzazione dell'Europa, nella storiografia araba è ridotta a una scaramuccia di scarsa importanza, e non certo per minimizzare il peso della sconfitta: ben diversi sono infatti i toni della narrazione sulla battaglia di Lepanto (1571), dove la flotta cristiana sbaragliò quella ottomana. Cambiava il mondo e cambiava la concezione con cui si guardava a occidente: da un coacervo di popoli, barbari e disprezzabili prim'ancora che di esseri infedeli, a un insieme di nazioni che parlano lingue diverse e si combattono tra di loro ma si riconoscono nella croce più di quanto avessero fatto con le Crociate. L'unico movimento storico-culturale che fece breccia nella concezione islamica del mondo fu la Rivoluzione francese, per il suo carattere secolare. Impermeabile alla Riforma e all'Illuminismo, anestetizzato rispetto ai cambiamenti politico-sociali, insensibile persino allo sforzo di conoscere le lingue straniere e attraverso di esse le altre culture, il sistema islamico si trovò quasi di colpo a dover riconsiderare i "barbari infedeli" divenuti potenze che ne minavano alla base l'egemonia e l'esistenza. Quei popoli che prima si erano difesi dalla mezzaluna, adesso si espandevano verso di essa. Il libro di Lewis, che Rizzoli ripropone a venti anni dalla sua apparizione sul mercato italiano, sposta la prospettiva sull'oriente rischiarando preconcetti reciproci, diffidenze, punti in comune. La narrazione, arricchita da una severa ricerca storica, si muove su piani differenti, dalle scienze alle arti, dalla vita quotidiana a quella sociale, dal ruolo della donna alla tecnologia, dalla guerra alle comunicazioni, dalla scuola alla cultura. Lo scontro divenne incontro quando «il vecchio atteggiamento di disprezzo e di disinteresse» cominciò a tramutarsi in «un sentimento, se non proprio di ammirazione, almeno di rispetto, e forse di timore. Si apriva, nella storia della loro scoperta, una nuova fase, destinata a protrarsi quasi fino ai nostri giorni». Quasi, appunto. Se è storia di ieri o di oggi o di domani resta da vedere.

Bernard Lewis

«I musulmani

alla scoperta dell'Europa»

Rizzoli, 416 pag., 19 euro

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