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Dagli Usa la rivincita di Maciste


Quest'anno due pellicole invaderanno le sale con elmi, scudi e gonnellini: «Troy» (Troia, probabilmente il titolo sarà lasciato in lingua originale per evitare facili battute) con Brad Pitt nei calzari di Achille e «Alexander», sofferto kolossal di Oliver Stone sul condottiero macedone. Ambedue sono grandi produzioni americane, la prima e arriverà sugli schermi Usa il 14 maggio e su quelli italiani il 21. La storia di «Troy» è presa dall'Iliade e schiera al gran completo gli eroi omerici, oltre ad Achille: Ettore, Paride, Ulisse, Agamennone, Priamo (interpretato dall'indeformabile Peter O'Toole) e, ovviamente, Elena di Troia.
Il generale che nel IV secolo avanti Cristo conquistò il mondo conosciuto nel film di Stone è interpretato da Colin Farrell. Con lui Angelina Jolie, Anthony Hopkins e Val Kilmer. Arriverà sugli schermi verso la fine dell'anno.
Per il futuro poi saranno realizzati due film sugli ultimi giorni di Pompei, la città distrutta da un'eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo. Uno lo produrrà James Cameron, il regista di Titanic, e si intitolerà «Ghosts of Vesuvius». Le riprese dovrebbero iniziare entro la fine di quest'anno o al massimo all'inizio del 2005. Un film analogo sarà prodotto dalla Universal Pictures diretto da Fernando Meirelles (regista di City of God).
Il peplum (il termine indica la tunica, capo d'abbigliamento principe del genere), che alla fine dei Novanta sembrava morto e sepolto, gode invece di ottima salute. Il filone venne inventato in Italia (quando gli americani giravano le comiche) con «Cabiria» del 1914 diretto da Giovanni Pastrone, film grandioso, con migliaia di comparse e scenografie sfarzose.
Il genere con il tempo ha avuto alti e bassi. Le pellicole al vertice del filone hanno conquistato cesti pieni di Oscar e hanno dato fama e danaro ai loro creatori. Come «Ben Hur» di William Wyler con Charlton Heston che nel 1959 portò a casa undici statuette ed è ancora piazzato tra i 10 film più visti di ogni tempo. Fa parte della categoria anche «Spartacus» (1960) dell'attore-produttore Kirk Douglas diretto da Stanley Kubrick che, nonostante la brillantina sui capelli di John Gavin-Giulio Cesare, si assicurò 4 Oscar.
Ma è vero anche che il peplum ha prodotto le pellicole più imbarazzanti della storia del cinema riversando sugli schermi una valanga di culturisti che demolivano templi e scagliavano massi di cartapesta. Da dimenticare «Sansone contro il Corsaro nero» del '63, «Zorro contro Maciste» sempre del '63 e l'assolutamente improbabile «5 supermen contro i nani venuti dallo spazio» del '76, che pure, ai tempi, raccolse un po' di spettatori.
C'è da domandarsi cosa rende magico questo genere e perché, dopo il periodo di stasi degli anni Novanta, Ridley Scott, maestro di «Alien» e «Blade runner», abbia scelto di rinverdirlo girando «Il gladiatore». Evidentemente il peplum è un genere sicuro ed affidabile: regala successo, rilancia grandi autori ed attori un po' impolverati e perdona anche le peggiori bufale (nessuno ha preso a male parole Scott che nel suo «Gladiatore» ha fatto uccidere Marco Aurelio dal figlio Commodo, provocando crampi allo stomaco agli storici di mezzo mondo). E quando Ridley scelse di fare un film sui giochi al Colosseo era in una posizione scomoda: tanti successi alle spalle ma pochi progetti per il futuro.
Ugualmente si trova oggi Oliver Stone, artista tagliente da «Fuga di mezzanotte» ('77) a «Ogni Maledetta Domenica» (1999), che dopo due documentari, uno su Castro e l'altro sul Medio Oriente, oggi è lodato dalla critica ma un po' dimenticato dal grande pubblico. E anche Brad Pitt, dopo tanti successi del passato, rischia di essere dimenticato dai suoi fan. Il peplum è un modo per restare ben saldi nel cuore degli spettatori. Ercole, Maciste, Ursus e Sanson

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