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TOUR IN ITALIA E NUOVO CD

Le quattro giornate di Patti Smith superstar anni '70

In Europa per lanciare il suo nuovo album «Trampin», che la Sony Music distribuirà dal 26 aprile, Patti Smith ha voluto dedicare quattro giorni all'Italia. La severa sagoma androgina, vestita di grigio e di nero, addolcita dalla grazia e dai sorrisi con cui accompagna le sue dichiarazioni (dalle espressioni di irriducibile avversione alla politica estera del governo americano alle manifestazioni d'amore per l'arte, il cinema e il melodramma italiani), a 56 anni Patti Smith non è tanto diversa dalla superstar che negli anni Settanta incantava le folle ai suoi concerti: a Firenze, verso la fine di quel decennio, il suo addio alle scene fu salutato da 80 mila in delirio.
E anche le vibrazioni dolenti della sua voce di angelo arrabbiato non sono mutate da quando la celebre singer-pacifista spopolava con «Because the Night», come ha dimostrato ieri, a Milano, regalando ai fortunati giornalisti un'improvvisata esibizione dal vivo di tre pezzi del nuovo album, con dedica alle vittime dell'attentato terroristico di Madrid.
Oggi, in coincidenza con la giornata della Pace, a Ferrara, a Palazzo Massari, Patti Smith inaugura la sua mostra «Strange Messanger» cui seguiranno un reading di poesie, domani, alle 18, a Palazzo Schifanoia; lunedì, il concerto al Teatro Comunale; e, martedì, l'appuntamento alla Ciminiera di Catania.
«È bello, per me, trovarmi a Ferrara, circondata da amici e da bambini - dice Patti Smith - Ma in questi giorni cade anche l'anniversario della guerra all'Iraq e, oggi, sul mio sito compaiono i versi della canzone "Radio Baghdad" che fa parte del nuovo album: è la ninna nanna che una mamma irachena canta al suo bimbo mentre cadono le bombe».
Ci sono state bombe anche sui treni di Madrid.
«Non ho compassione per la gente che uccide altra gente. Baghdad e Madrid sono entrambi dei crimini, perché la vita dei civili è preziosa. Ma penso che le responsabilità dell'amministrazione americana siano evidenti. Noi siamo ricchi, abbiamo l'Onu, la cultura del dialogo e tutti i mezzi per capire e parlare. La vendetta, in nome di una presunta superiorità, scelta da Bush, non fa che aumentare il loro odio contro di noi».
Eppure, le sue serigrafie con le Torri Gemelle distrutte dall'attentato dell'11 settembre sono al centro della sua mostra di Ferrara.
«Io abito molto vicino alle Twin Towers, mia figlia va a scuola a due passi dal World Trade Center e quel giorno ero lì, ho visto la cenere, ho visto i morti. È stata una terribile tragedia. Ma non sono d'accordo con il clima di vendetta che ha diffuso Bush, né con le guerre e le altre bombe come risposta. Il solo modo di dare lo stop ai terroristi è comunicare, per capire che cosa li spinge a questi gesti atroci e per trovare le soluzioni ai loro problemi. So che può suonare idealistico, ma questa è la mia opinione».
Nelle tappe americane del suo tour sosterrà Ralph Nader, il leader dei Verdi in Usa?
«Anni fa, sono stata allieva e sostenitrice di Nader che si propone di allargare ad altri partiti il duopolio politico di Democratici e Repubblicani. Oggi, sostengo l'esercizio del voto, non importa a favore di chi. Milioni di americani non vanno a votare, invece c'è bisogno di far sentire questa grande forza. I versi della mia canzopne a "Gandhi" dicono che i grandi numeri sono l'arma del popolo».

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