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«QUESTO È STATO»

Piera, voce delle famiglie inghiottite dall'Olocausto

a Genova non sfugge alla deportazione la famiglia di Ettore Sonnino.
Pubblicato postumo in occasione della giornata della Memoria, nel numero speciale di Diario del 2002, il manoscritto della figlia Piera ora è libro, edito da Il Saggiatore, a cura di Giacomo Papi e con la prefazione di Enrico Deaglio. Nel diario personale, datato 1960, diversi anni dopo la liberazione, l'autrice, unica sopravvissuta di quella famiglia, con uno stile chiaro ed essenziale, lascia che i ricordi diventino parole, che la memoria rievochi la sua storia. Forse proprio per queste caratteristiche il diario dà voce a tutte le famiglie ebree di cui non c'è più testimonianza tra i vivi.
Pagina dopo pagina, si svela il legame profondo che univa la sua numerosa famiglia, le difficoltà quotidiane che assorbono ogni energia fin da renderli distratti dinanzi al racconto di quanti erano scampati ai lager. Poi però la sensazione di pericolo diventa consapevolezza, il timore si trasforma nella certezza di non avere scampo, che non basta mimetizzarsi per esser salvi. Un destino a cui essi finiscono per non sottrarsi, spiega Piera, per «una sorta di fatalismo di antica data, connaturato alla nostra gente». Così si comprende l'incapacità di organizzare la fuga in Svizzera, il vano vagabondare in luoghi, dove ignorano siano attive formazioni partigiane ed infine il ritorno a Genova ed inevitabile l'arresto. Ora i ricordi si susseguono con fatica, spezzati e vorticosi.
Il lungo viaggio e l'arrivo ad Auschwitz, dove i Sonnino, sottoposti alla prima selezione, sono definitivamente divisi; Piera è condotta prima a Belsen e poi a Braunschweig con la sorella Bice, alla cui morte assiste impotente. Poi le umiliazioni subite, la coscienza di non avere più dignità, di non averne diritto, il corpo divenuto «pelle tesa sulla ossa», e su tutto l'incapacità di pensare con lucidità, di sopravvivere in uno stato di stordimento e di oblio.
Eppure nello scritto non si oppone odio all'odio e solo verso coloro che hanno eseguito l'arresto, Piera risponde senza esitazione: «… quei quattro agenti dal momento in cui ci trascinarono fuori dalla nostra casa, in quella prima unica volta che ci videro, dettero l'avvio al nostro viaggio verso la morte. Essi stessi per me, oggi, hanno nella memoria il volto della morte».
Piera Sonnino «Questo è stato»

Il Saggiatore, 128 pagine 10 euro

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