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Sanremo, il miracolo non si ripete

Calano gli ascolti della seconda serata. Per Del Noce è il prezzo pagato al rinnovamento

La seconda serata del festival è stata vista da 10 milioni e 13 mila persone. Mai così in basso nella seconda serata nella storia della gara canora. Colpa o merito della concorrenza che ha fatto una buona programmazione, della partita dell'Inter in Tv si affrettano a dire Del Noce e la Ventura. Giustificazioni non tanto diverse da quelle usate da Baudo lo scorso anno per motivare un risultato infelice ma pur sempre migliore di questo.
Non c'è dubbio che gli ascolti del primo giorno avevano illuso un poco. La strada di Sanremo non è in discesa e i crociati della contestazione, dalle multinazionali del disco, al giornale l'Unità e alla sinistra restano in agguato pronti a colpire. Il direttore di Raiuno Del Noce mette subito le mani avanti: non è il caso di drammatizzare, è il prezzo pagato al rinnovamento. E poi 10 milioni vi sembrano pochi? Se li prende in voti un partito stravince le elezioni. Ma non può essere soddisfatto. Così parla dei lombardi che hanno preferito l'Inter alle canzonette, il Sud innamorato di Elisa. Ma quel che conta, aggiunge subito, è la qualità della trasmissione, e questa è alta. E la Ventura con l'aria innocente di Biancaneve assolve subito la sua squadra. Anzi rileva che la musica in Tv non fa ascolti nemmeno quando ci sono i grandi nomi figuriamoci con le nuove proposte. Allora quei dieci milioni sarebbe un suo risultato. Renis non replica, lo ha detto e lo ripete, a lui interessano le vendite dei dischi. Così spera molto nel cd con 21 canzoni di Sanremo distribuite in edicola. Non ci sarà la canzone di Meneguzzi, non ha avuto l'autorizzazione dalla sua casa discografica. Ancora le multinazionali, le grandi nemiche. Renis si scatena: hanno danneggiato un giovane. Ma se il cd avrà successo i grandi padroni americani dovranno cacciare i direttori italiani, dovranno costringerli a fare i bagagli. Poi visto che il prossimo anno non ci sarà, consiglia alla Rai in futuro di limitare il festival a tre sole giornate. Intanto l'associazione che rappresenta i grandi nemici replica: in edicola è facile vendere.
Tanti nemici molto onore. Forse Renis e i dirigenti Rai ne avrebbero fatto volentieri a meno. Così esulta Mediaset. E in questa strana alleanza tra multinazionali, reti tv e operaisti, riparte l'attacco politico della sinistra che non riesce a liberarsi dal terrore che Sanremo, tribuna un po' in decadenza divenga però il palco di Berlusconi. Giulietti dei Ds continua con la sua cantilena: il problema della Rai è il suo gruppo dirigente. È fuori di testa, replica il forzista Lainati. La politicizzazione di Sanremo che non piace a Follini che se la prende con i politici che prestano troppa attenzioni alle canzoni, arrivando a cantare anche da Vespa. Ma ciò che preoccupa la sinistra non sono le esibizioni di La Russa, è la paura che Vespa in diretta, magari proprio durante il collegamento con i soldati a Nassiriya annunci l'intervento di Berlusconi. Certo che a Vespa piacerebbe, ma avverte subito che l'ipotesi non esiste: sarebbe da marziani superare tutti i problemi tecnici. Dovrebbe essere una spiegazione tale da cancellare ogni sospetto. Del resto smentite erano già arrivate da Palazzo Chigi. Eppure proprio ieri l'Unità ha dedicato il suo titolo principale a questa notizia smentita: «Vuole andare a Nassiriya per apparire a Sanremo». E il direttore Colombo cerca ieri di mettere una pezza a questo falso scoop: era un progetto non una decisione. Poi vista la debolezza della replica tira in ballo l'uso strumentale che verrebbe fatto dei morti in Iraq e dei nostri militari.
Comunque il titolo dell'Unità fa scatenare subito le indignate grida di Violante che giudica vergognosa la possibilità del premier di intervenire da Nassiryia. Al giornale della sinistra crede anche Cossiga che commenta negativamente questa ipotesi. Di campagna vergognosa parla il forzista Schifani. E i grandi nemici del Sanremo di Renis attaccano anche quando si parla solo di canzoni. Così c'è chi co

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