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Quando il cavaliere canta il diessino dà di testa

altera l'equilibrio psichico dell'opposizione. E per rendersene conto basta guardare i bravi leader del Triciclo: ogni volta che si fa il nome del Cavaliere in tivù, perdono le staffe. E Fassino protesta contro la sua «megalomania», e Rutelli dice che è una indecenza abominevole. L'unico che si esprime in toni pacati è il timido Boselli, come a dire: «Berlusconi abbi pietà di noi, non debordare».
Mossi a pietà, vorremmo pregare il Signore di Arcore di starsene un poco quieto, per un semplice sentimento di pietas cristiana: non è bello far soffrire gli antagonisti oltre una certa misura. Con questo non vogliamo sostenere che il premier abbia commesso un qualche delitto antidemocratico. In qualsiasi altro paese libero un capo di governo può sostenere che preferisce l'attacco «a due punte», invece del centravanti «unicum». A Londra Tony Blair ha fatto il tifo per il «Chelsea» senza che quelli del «Manchester» lo mettessero in croce. Personalmente ricordo un episodio che accadde a Washington, qualche giorno dopo il mio arrivo come corrispondente di «Epoca»: il presidente Harry Truman definì «son of a beach» (figlio di puta) un critico musicale che aveva osato scrivere che la signorina Mary Truman, figlia del presidente, era una pianista criminale nei confronti di Mozart: «Lei non lo interpreta - diceva il critico - lo assassina». Ora proviamo a immaginare cosa accadrebbe in Italia se Berlusconi dicesse che il cronista del «Corriere» è un «son of a beach» se accusa di insipienza tattica l'allenatore del Milan. Come minimo Scalfari e Scalfaro, la «strana coppia», chiederebbero non solo le dimissioni del premier, ma l'impeachment. Nella tollerante America, invece, lo scatto di Truman suscitò grandi risate. E il giorno dopo non se ne parlò più.
Purtroppo l'Italia non è l'America, e la sua classe dirigente (quella «antropologicamente superiore» della Sinistra) è sull'orlo di una crisi di nervi. Per questo vorremmo sommessamente implorare il Cavaliere di mettere il piede sul freno. Almeno durante il Festival di Sanremo eviti di trinciare giudizi sulla canzone napoletana e sul cantante Apicella. E se proprio non resiste all'ùzzolo di apparire, vada almeno al Contro-Festival di Mantova, ideato dal margheritino Nando Dalla Chiesa, per il quale Sanremo è «sterco a sette note» Se poi vi chiedono che strumento suona il Nando, dite che per ora è fermo al trombone, domani si vedrà.

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