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di BARBARA BONURA UN ANNO fa, prima di mezzanotte, l'ultima corsa.

Alberto Sordi resta dentro di noi con un ricordo struggente e silenzioso. Questo attore colossale che ha saputo far ridere e piangere gli italiani attraversando più di mezzo secolo della nostra storia sembra aver scelto un modo tutto suo di congedarsi dal pubblico, ciò a cui teneva di più in assoluto («La gente per me è tutto - ci disse nell'ultima intervista - è il motivo del mio lavoro, quindi del mio sacrificio e della mia esistenza»). Come poteva salutare la sua gente? Con se stesso e il suo lavoro.
«Sordi è andato a Cinecittà». Così rispondevano le sue donne a chi lo cercava a casa fino a poco prima che la malattia lo costringesse a letto. A qualsiasi costo, ogni mattina Sordi usciva per andare alla moviola nella cittadella del cinema per il suo «Storie di un italiano», l'ultimo impegno destinato al pubblico delle scuole in cui ha voluto raccogliere attraverso i suoi film un pezzo della storia d'Italia. Un lavoro imponente che non ha potuto concludere. Altre mani si sono sovrapposte alle sue, altri meccanismi, altre beghe, altri intoppi, chissà. Fatto sta che il montaggio che unisce i film dell'attore con i filmati dell'Istituto Luce è stato ultimato da Cinecittà Holding solo in questi giorni. «Mancava l'ultimo blocco - spiega Pupi Avati, presidente della cittadella del cinema - quello del dopoguerra, che Sordi ha fatto attraverso un'attenta riedizione dei suoi film. Ci sono stati piccoli incidenti di percorso nell'ultima fase. Va detto che Sordi aveva lasciato annotazioni così chiare sul da farsi che gli editors hanno potuto muoversi con grande agilità. Questo la dice lunga su quanto questo attore avesse una visione contestualizzata rispetto al periodo storico. Lo dico sempre, lui è stato non solo un interprete ma un autore indiscusso per il cinema e la commedia italiana». La Rai, intanto, non ha ancora portato a termine le trattative per garantire una messa in onda del documentario entro termini precisi mentre per il 25 febbraio dà per certa sulla seconda rete «Grazie Alberto», una diretta dal Palalottomatica con, tra gli altri, Bonolis, Verdone, Claudia Cardinale, le Kessler. Quanto al resto dell'universo tv italiano, i palinsesti sono assicurati per tutta la settimana. Insomma, il primo anniversario della scomparsa di Albertone si risolve in una vetrina ridondante, ma alcune cose che il suo pubblico si aspettava e alle quali lui teneva non sono state fatte.
Riguardo alle altre celebrazioni forse Sordi potrebbe non aver niente da ridire: una mostra in estate al Vittoriano, «Alberto Sordi, un italiano a Roma»; la serata di gala il 24 febbraio alla Protomoteca con il sindaco Veltroni, la sorella dell'attore, Aurelia, e Franca Ciampi; la proiezione all'Auditorium del film «Ciao Alberto, l'altra storia di un italiano» di Antonello Sarno prodotto da Medusa Film e dall'Istituto Luce. E la Galleria Colonna, a lui intitolata, risuonerà in estate delle canzoni tratte dai suoi film. Ma c'era dell'altro in programma, che non c'è stato. Dai proventi di «Storie di un italiano» dovrebbe trarre le risorse la Fondazione che l'attore aveva ideato e creato per sostenere i giovani negli studi di recitazione. No, la Fondazione di Trigoria non è ancora attiva. Il presidente era lui, poi le cose cambiano, dicono gli addetti ai lavori (la carica l'ha ereditata il professor Guarino). Ma non perdiamo la fiducia, come consigliava proprio Albertone nell'ultima intervista: «Noi italiani siamo un popolo intelligente, pieno di fantasia. Non ho mai perso fiducia nel nostro cinema e vorrei dire ad altri di non lasciarsi andare all'abitudine di piangersi addosso».

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