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Paola Pitagora: «Scrivere è un'emozione infantile»

Che storia è?
«Gli anni '89 e '93 fanno da sfondo a questa storia. Si racconta un salto storico attraverso le vicende di una vicenda d'amore. Il protagonista, Sergio, è un deputato che tradisce sua moglie. È comunque frutto della mia fantasia e non mi sono ispirata a qualcuno. L'amante romana Tina, cioè Antigone, rappresenta il privato di un uomo politico in trasformazione. Alla fine comunque Tina perde e rimane con la sua solitudine».
Ma la solitudine a volte non fa ritrovare noi stessi?
«Sicuramente sì, non sempre. Comunque attraverso la solitudine si può fare questo sforzo».
Perché le piace scrivere?
«È una emozione che provo fin da piccola. Da bambina sognavo di fare la lettrice per un quadretto con una donna con un libro in mano che vedevo in casa durante le mie lunghe malattie esantematiche».
Era una bambina vivace?
«Al contrario, ricordo la mia infanzia come una stagione di disagio e solitudine e per niente divertente. Ero alquanto introversa. E già da allora ero molto pensosa».
E poi è arrivata la recitazione?
«Mi sono rifugiata in un certo periodo della mia vita in una scuola privata di recitazione. Pagavo una cifra modesta che mi regalava mia madre. Vinsi due borse di studio al Centro sperimentale e alla Vides di Cristaldi. Scelsi la seconda ed il mio apprendistato durò quattro anni. Prima di fare l'attrice ho fatto la presentatrice per la televisione. Poi il debutto allo Stabile di Genova».
Ed il successo del primo «I promessi sposi» televisivo...
«È stata la tappa fondamentale della mia vita professionale. Mi ha dato la notorietà. Non pensavo di essere scelta, ero su un'altra lunghezza d'onda. Avevo terminato di girare per il cinema con Marco Bellocchio "I pugni in tasca". Avevo anche recitato in "Ciao Rudy" al Sistina con Mastroianni».
Ma recitare che cosa le dà?
«Recitare è forse la mia vita e lo sarà sempre. È stata ed è una terapia per vincere la mia timidezza. È il gioco delle identificazioni. La classica molla che spinge noi tutti attori».
E il cinema le manca?
«La carriera nel cinema era agognata ma non è arrivata. Ai miei tempi erano corteggiare le attrici straniere. Lo capii e tornai a Genova con una commedia di Luigi Squarzina».
Ed ora il successo della fiction televisiva «Incantesimo». È vero successo?
«Sicuramente. Il ruolo di "Incantesimo" è un ruolo che mi prende completamente. La televisione ti regala una grande visibilità. Lavoro tantissimo e sono davvero soddisfatta».
E se non avesse fatto quello che fa?
«In alcuni speciali momenti della mia vita ho desiderato fortemente di fare solo la madre. Ho una figlia Evita, di 26 anni. Ma non disdegno anche di gestire le faccende di casa. Mi piacerebbe essere una casalinga illuminata, ricca e fortunata».

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