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di KATIA PERRINI GRANDI «contro» giovani.

«Basta con i muscoli e con la moda omologata, no all'ostentazione, alle rappresentazioni teatrali, alla confusione più totale. A vincere deve essere lo stile, quel tocco d'eleganza che rende inconfondibile uno stilista e perciò diverso da tutti gli altri». Così «attacca» il maestro Fausto Sarli. E la risposta creativa dei «nuovi» non si lascia attendere.
Dopo il nudo integrale annunciato da Franco Ciambella, arriva l'ennesima provocazione di Alessandro Consiglio (che già ci aveva stupito nelle passate edizioni «farcendo» i modelli con mortadelle e sottaceti, proponendo gonne-sigaretta e tessuti con la corteccia d'albero). Stavolta l'ispirazione arriva dalla crisi economica. La domanda è: «Si possono realizzare gioielli di haute couture con materiali poveri?». La risposta è nelle cinque creazioni che Consiglio presenterà il 26 gennaio all'Auditorium. I panni da spolvero rivivono come i tessuti scozzesi, l'oro delle spugnette d'acciaio si mixa al raso nero evocando ricami devoré, il «mocio» prende le sembianze di una pelliccia, il macramè altro non è che spugna. Persino le trecce da rammendo diventano abiti a sbieco. Questa è «Fashionomy», ovvero la «moda in economia». Un invito al risparmio condito da una buona dose di ironia e di creatività sperimentale.
Saranno, invece, abiti dalle «trovate» di alta sartorialità quelli di Sarli (che porterà nella capitale direttamente da New York, dove ormai vive, la super richiesta, e pagata, modella italiana Eva Riccobono). Venti d'Africa spireranno il 26 gennaio sulla passerella del «maestro dei tagli». Sexy ma senza ostentazione, le creazioni aderenti e scollate. Di classe piuttosto che trendy. Fettucce di organza come steli di miglio, motivi maculati oppure curvilinei propri della pittura su pelle delle donne nere, farfalle intagliate e plasmate sul corpo. Tanto colore etnico ma anche tanto bianco, quello degli abiti da sposa, fiore all'occhiello della maison. A fine sfilata lezioni di «architettura classica» per il vestito più prezioso in seta avorio, con collo scultoreo costato mesi di lavorazione. Ancora Africa, soprattutto nelle indossatrici, tutte di colore, anche per la stilista-modella polacca di origine tartara Ewa Minge. «Le donne di colore sono le più belle del mondo - spiega - Per questo affido solo a loro l'immagine della mia collezione "ribelle" dedicata al jeans».
Dal Continente nero al Brasile e poi ai Tropici, a Tahiti e alle Hawaii insieme a Renato Balestra e alla sua collezione coloratissima, festosa, fiorita e solare. A ritmo di samba leggeri chiffon cangianti, baiadere, figure eteree che ricordano le onde e le conchiglie dei mari del Sud. Il couturier, ormai diventato famosissimo anche per i suoi interventi sul piccolo schermo, chiuderà in bellezza, giovedì 29 gennaio, sempre all'Auditorium, questa cinque giorni che, ancora prima di iniziare, promette sorprese.

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