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Voler diventare eterni si paga con la noia

In Russia un nuovo ricco, Oleg Deripaska, magnate dell'alluminio, sta finanziando ricerche scientifiche che spera gli consentano di vivere centinaia d'anni. A questo fine ha donato seicentomila dollari a un biofisico dell'Università di Mosca che è già impegnato in studi sull'immortalità. D'altronde Oleg ha tempo per aspettare i risultati del suo finanziamento, giacché conta soltanto 35 anni. Ma anche i nostri politici inseguono ormai con accanimento il mito dell'eterna giovinezza, l'altra faccia dell'aspirazione all'onnipotenza. È fresca fresca la «rivelazione» del lifting cui si sarebbe sottoposto il nostro Presidente del Consiglio, imitato e preceduto del resto da leader di partito e parlamentari.
Sembrano nient'altro che curiosità, alcuni di quei capricci che possono permettersi soltanto i ricchi, invece è il vertice non nuovissimo di una lunga storia che ha un'origine remota, appunto il peccato originale, quando Abramo ed Eva cedettero alla promessa del Serpente: sarete come Dio. Da allora, nonostante la Caduta, questo desiderio di onnipotenza ha sempre accompagnato il cammino dell'umanità, in maniera più o meno virulenta. Non si contano, per esempio, i miti di personaggi che non sarebbero mai morti: tre gli altri Merlino, Federico Barbarossa, il conte di Saint Germain.
Ma oggi siamo al culmine, dall'eccezione si passa alla speranza collettiva, sull'onda di una cultura diffusa. Ci siamo liberati delle superstizioni, delle favole religiose e consolatorie di cui non abbiamo più bisogno perché sono nelle nostre mani tutti i poteri, stiamo scoprendo ogni segreto della natura, perciò di sicuro riusciremo prima o poi a rimuovere l'ultimo muro, riusciremo a vincere la morte.
Certo, questa fiducia non si esprime nel discorso comune, ma si alimenta nelle menti e nei cuori di scienziati e pensatori, fino a diventare fatto concreto. Se in Russia un eccentrico è disposto a spendere parecchio per assicurarsi l'immortalità, contemporaneamente in America un ricercatore, William Haseltine, già docente ad Harvard e ora presidente di una società di biotecnologia da lui fondata (beneficiaria di ingenti finanziamenti), promette che nel giro di cinquant'anni otterremo l'immortalità.
In un'intervista all'«Espresso» Haseltine spiega come sarà possibile raggiungere il traguardo. In sintesi, per le necessarie riparazioni si utilizzeranno le sostanze naturali che il corpo produce quando è sano, e in caso di necessità si potranno sostituire tutti gli organi ricostruendoli con le cellule staminali. Unico problema arduo è il cervello, il cui funzionamento è così difficile da capire (ma ci si riuscirà). Controindicazioni? Nessuna, salvo il fatto che per fermare il degrado prodotto dall'invecchiamento bisogna partire presto, intorno ai vent'anni. Soltanto uno scienziato pazzo può immaginare che fra mezzo secolo un Ministero dell'Immortalità provvederà ogni anno a richiamare in fabbrica tutti i ventenni. E i renitenti? Saranno i reietti del futuro? Cioran scrisse: «L'unico argomento contro l'immortalità è la noia»; lui, pessimista metafisico, intendeva probabilmente la noia nell'aldilà, ma l'argomento vale di più per l'aldiqua. L'esistenza media, pur allungata, è sufficiente a esaurire la voglia di vivere, poi si diventa morti viventi di cui sono pieni gli ospizi.
Per paradosso, con lo stesso spirito di inumana esagerazione, si predica al contrario l'opportunità di sbarazzarsi mediante l'eutanasia di chi vive troppo a lungo e ne soffre. La cultura moderna ha dimenticato che ci è stata promessa un'altra vittoria sulla morte e, dimenticandolo, invece di prolungare la vita la accorcia con la disperazione.

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