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di ALDO COSTA LA CHIAVE di volta, quella che mette a nudo, oltre alla propria modella, il ...

Sino a due anni prima, le modelle potevano essere mostrate senza veli solo se poi figuravano impersonare Eva o una dea classica, se all'interno di un episodio che rimanda alla cultura mitologica. Ne è ultimo esempio la Frine di Jean Leon Gerome, presentata al Salon parigino del 1861, denudata dal suo difensore davanti all'Aeropago, e accettata anche se il suo nudo è già moderno e fuori dei canoni greci. Non accetterà più mediazioni la «Olympia» di Manet, corpo vero, imperfetto, caldo, steso su un divano e che guarda sfrontatamente in viso il suo pubblico. Il modello è la venere di Tiziano, ma il nome e la critica la definiscono subito come una prostituta in attesa del cliente e il rendere pubblico un tale rapporto diventa un affondo all'ipocrisia dell'epoca, che reagisce con scandalo.
Allora il nudo diventa vero, non è un'idealizzazione lontana, ma una donna di carne, sensuale, che abita in mezzo a noi e ci riguarda, come sarà ancor più chiaro col nudo femminile (che non farà minor rumore) messo in mezzo ai borghesi che fanno un picnic in «Dejeuner sur l'herbe», sempre di Manet.
La mostra, curata da Sabine Schulze, arriva ai nostri giorni, passando per l'impressionismo di Degas e il liberty sensuale di Klimt, il seducente esotismo di Gauguin e le erotiche ragazzine di Balthus, passando da Kirchner a Modigliani, da Munch a Picasso, e pone il suo accento anche sulla figura della modella.

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