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SARÀ perché era stato medico e probabilmente anche pittore.


E aveva una particolare abilità nel far risaltare, all'interno del quadro d'insieme, i particolari, le sfumature, le situazioni più diverse.
Ma Luca non è stato solo un grande maestro nel raccontare, nel costruire una narrazione storica. Il suo Vangelo - che da domenica, inizio dell'Avvento, accompagnerà le comunità cristiane per il prossimo anno liturgico - è quello più vicino alla cultura, alla sensibilità contemporanea. Quello che - ispirato com'è alla gioia e insieme alla misericordia - può aiutare meglio l'uomo moderno, anche se non credente, ad accostarsi al mistero di Cristo.
Luca scrisse il Vangelo e gli Atti degli Apostoli negli anni tra il 70 e l'80, quando erano già cambiate molte cose rispetto ai tempi della prima comunità cristiana. Era ormai chiaro che il ritorno di Gesù non sarebbe stato imminente.
E quindi c'era piuttosto da pensare a come i seguaci della giovanissima religione si sarebbero inseriti, e avrebbero operato, nella società che si stava formando.
Ed è da qui che bisogna partire per comprendere la novità straordinaria del terzo Vangelo. Luca ha collocato gli eventi della vita di Gesù in un preciso contesto geografico e temporale.
Così, oltre a mostrare la continua espansione del messaggio evangelico, ha dato una concretezza storica alla realtà dell'Incarnazione. Affrancandola dai rischi sia di una indebita mitizzazione sia di una possibile negazione.
Luca inoltre ha messo a fuoco il momento decisivo in cui la nuova Chiesa si trovava: una Chiesa non più bloccata dall'attesa, ma impegnata in una storia che andava comunque avanti, e che portava già alla superficie problemi sempre più drammatici. Prova ne sia che, nella esposizione lucana, le Beatitudini capovolgono la «logica» di quel tempo: proclamando che è ai poveri che appartiene il regno di Dio, ed esprimendo un giudizio durissimo sul mondo dei ricchi, sulle situazioni di ingiustizia e di oppressione.
Il terzo Vangelo si apre con una prefazione e la dedica all'«illustre Teofilo». E non importa che sia un personaggio realmente esistito oppure inventato. Questo «amico di Dio» (come vuol dire in greco) ha già ricevuto una certa formazione cristiana; e Luca gli narra il Vangelo per spingerlo a verificare la solidità della sua fede, e a rendere ragione della sua speranza nella promessa di salvezza fatta da Dio.
Teofilo, insomma, è il cristiano, anzi, bisognerebbe dire, è l'uomo di ogni tempo. Posto, ieri come oggi, di fronte alla sfida, non solo di credere nel Vangelo, ma di riuscire a vivere la radicalità del Vangelo nella esistenza quotidiana.
E Luca s'incarica di prendere per mano quest'uomo, e di portarlo a comprendere ciò che è essenziale nel messaggio di Cristo.
L'attualità del suo Vangelo è appunto tutta qui: nel mostrare che la storia della salvezza - anziché rimandata solo alla fine dei tempi - si decide e si realizza già adesso, nella vita di tutti i giorni. Nella vita di ogni singolo cristiano.

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