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E «l'ispettore» Pasotti propone dischi online

NUOVA ETICHETTA IN RETE

Giorgio Pasotti, meglio conosciuto dal pubblico televisivo di Canale 5 nel serial Distretto di Polizia come l'ispettore Paolo Libero, non doveva morire con un proiettile al cuore. Questo è il grido lanciato dalle oltre sessantamila visite mensili registrate dal sito www.giorgiopasotti.it e dagli ascolti della fiction che nella puntata della morte del protagonista sono lievitate oltre i 9 milioni. Da questa avventura è nato un nuovo Giorgio, pieno di entusiasmo e idee. Come quella di fondare una sorta di etichetta discografica online.
Come è nato questo progetto?
«In realtà è un salto nel buio. Ma perché non rischiare. L'idea mi è venuta dopo al morte del personaggio Paolo Libero. Il mio sito è stato invaso da email. Così mi è balenata nella mente l'idea di usufruire questo piccolo bacino d'utenza e ho inventato una piccola casa di produzione discografica. Voglio provare a dare una mano ai giovani musicisti, gruppi o cantanti solisti».
Che bisogna fare per entrare a far parte della sua scuderia?
«Entrate nel sito e mandate file musicali Mp3 o, meglio ancora, spedite direttamente il materiale (GpSound c/o Pignolo 53 Srl, via Pignolo 53, cap. 24121 Bergamo). I brani verranno selezionati e tra tutti, poi, ne sceglierò circa cinque e li metterò sul sito, dove potranno essere scaricati. Aiuterò cosi questi ragazzi, ma mi dovrò tutelare per il plagio. Stipulerò un contratto solo con i musicisti dei quali sceglierò i brani da mettere sul sito. Ci sono gruppi che hanno cominciato così».
Qual è il suo rapporto con la musica?
«Sono cresciuto con un padre polistrumentista e cantante che ha cercato di indirizzarmi verso gli studi musicali, ma poi ci ha rinunciato. A 8 anni conoscevo le canzoni dei Beatles a memoria. La musica mi piace a 360 gradi e fare il musicista resterà il mio sogno nel cassetto».
Ritorniamo al Pasotti attore. Quanto c'è di Giorgio nel personaggio Paolo Libero?
«Lui è una persona migliore di me. Lui è un uomo coraggioso, un ottimista. Mi ha insegnato che si può amare incondizionatamente. È difficile trovare un uomo così al giorno d'oggi. Io non riesco a esternare i miei sentimenti. Ecco perché ho voluto che morisse da eroe. Tra l'altro morire è difficilissimo, fa anche ridere perché non sai la misura in cui devi farlo».
Cosa è accaduto il giorno seguente alla sua morte televisiva?
«Di tutto. I miei amici mi hanno chiamato per sapere come stavo. Mi ha cercato perfino il sindaco di Roma, Walter Veltroni, perché la figlia era disperata e avrebbe voluto intitolare una via a Paolo Libero».

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