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Nel quartiere degradato sorge la «rue de la mode»

A La Gotte D'Or, quartiere multietnico del diciottesimo arrondissement a pochi passi da Montmartre, dove fino all'anno scorso neppure i parigini andavano volentieri, è avvenuto il miracolo.
Il sindaco della capitale francese, Bertrand Delanoe, meno di due anni fa ebbe l'intuizione di recuperare nel quartiere ad altissima densità di maghrebini una delle vie più degradate, rue des Gardes, e di cederne gli spazi a prezzi stracciati a giovani stilisti che volevano insediarsi con i loro atelier e laboratori. A rispondere alla domanda sono stati subito in 13, tutti francesi ma di origini araba, africana e latina, con meno disponibilità dei loro colleghi francesi «francesi» ma anche più coraggiosi di insediarsi e rischiare i loro risparmi e la loro attività in un quartiere così nero.
E così, l'8 febbraio dello scorso anno la strada che toponomasticamente resterà ancora per qualche anno rue des Gardes è stata ufficialmente ribattezzata e pubblicizzata dal comune e dalla camera della moda francese come «rue de la mode», la strada della moda. In pochissimo tempo questa via non solo è diventata meta dei parigini e di molti francesi incuriositi dalla particolare operazione ma anche i turisti stranieri, soprattutto quelli giapponesi, le cui guide con una velocità senza eguali sono state già aggiornate con la nuova destinazione, affollano ogni giorno la strada.
E tutti, oltre a spendere per vestiti e accessori, si avventurano nelle viuzze attigue alla «rue» e fanno acquisti di stoffe e spezie o affollano i ristoranti etnici della zona come Afgani il cui titolare Youssef Massour, ex professore di francese a Kaboul prima dell'arrivo dei talebani, non crede ai suoi occhi e afferma felice che «fino allo scorso anno solo la sera del venerdì e del sabato avevo tra i clienti gente di fuori quartiere, ora invece tutti i giorni a pranzo e cena il ristorante è sempre pieno di parigini bene e turisti».
Più che il recupero esterno della strada con il rifacimento del manto, dei marciapiedi e dell'illuminazione, fondamentale al progetto è stata la ristrutturazione dei vecchi magazzini abbandonati poi affittati a un prezzo contenutissimo ai tredici stilisti che ne hanno fatto richiesta. Si tratta di laboratori ricostruiti con materiali di pregio, dalle vetrine agli intonaci, dall'impianto di termocondizionamento all'illuminazione, dai 28 ai 175 metri quadri, ceduti con un contratto di locazione di lungo periodo agli stilisti alla modica cifra di 61 euro al metro quadro all'anno.
In pratica per un piccolo atelier come quello al numero 8 della strada dove Sophie Mallebranche disegna e realizza tessuti a base di fili metallici come il bronzo e il rame, il canone mensile supera appena i 200 euro, mentre non raggiunge i 900 euro al mese lo spazio delle brasiliane Marcia de Carvalho e Pierina Marinelli che al numero 2 della «rue» hanno rilevato lo spazio più grande che era a disposizione e hanno aperto una sartoria d'alta moda su misura dove le due, insieme ad alcune collaboratrici disegnano e confezionano in pochi giorni, ma se è necessario anche in giornata, bellissimi e coloratissimi abitini che sembrano sbarcati direttamente dal carnevale di Rio. Tutti i laboratori e i negozi della strada ormai gongolano dal successo, da Flux (al numero 7) dove si realizzano gioielli «africani» fatti di pietre preziose, legno e corde a Dognin (al n° 4) che realizza costumi da bagno colorati, da Katia Lauranti, Sylviane Nuffer e Ken Okada (al n° 6b) che lavorano la seta dando vita a una originale lingerie di ispirazione orientale alla camerunese Sakina M'sa (al n° 6) che con i suoi tailleur asimmetrici ha conquistato le businesswomen della Defanse.
Un successo senza precedenti che promette di crescere ancora con le iniziative comuni che i giovani stilisti riunitisi nell'associazione «Créateurs Goutte d'Or» stanno preparando per i prossimi mesi.

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