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Il geniocompreso

S'intende così celebrare il genio di colui che con le sue invenzioni è all'origine non soltanto della radio, ma di tanti altri strumenti che oggi ci sono familiari come il telefono cellulare, i sistemi GPS e i navigatori satellitari per le automobili. La mostra sarà inaugurata dalla figlia di Guglielmo Marconi, la principessa Maria Elettra, che ne rievoca la figura.
Principessa, suo padre ricordava con emozione la prima trasmissione radio attraverso l'Atlantico, avvenuta il 12 dicembre 1901 ?
«Nel momento in cui, come ha raccontato mia madre Maria Cristina nel suo libro, realizzò la prima trasmissione radio dalla Cornovaglia, in Inghilterra, dove aveva costruito la stazione radio, all'Isola di Terranova dove lui aspettava di ricevere il segnale, mio padre ebbe la percezione chiarissima di aver abbattuto tutte le distanze e che la sua impresa avrebbe unito tutti i continenti».
Eppure la sua impresa aveva avuto molti oppositori.
«Aveva avuto contro tutti. I più grandi scienziati dell'epoca, Edison in testa, sostenevano che era un'impresa impossibile».
Per molti degli strumenti tecnici che oggi usiamo comunemente siamo debitori a suo padre. Le pensa che avesse previsto uno sfruttamento così ampio della sua scoperta?
«Aveva previsto tutto, persino Internet e il cellulare. Una volta a New York disse a mia madre che in un giorno non molto lontano la gente avrebbe potuto, mediante una scatoletta tascabile, entrare in comunicazione con ogni angolo della terra. Ma il suo scopo principale era salvare vite umane. Con la radio si poteva chiedere soccorso e dare notizie alle famiglie di persone disperse. Papà pensava molto agli uomini di mare, a coloro che facevano lunghi viaggi e scalavano montagne. E poi gli aeroplani : senza la radio come farebbero a navigare?»
Quando e perché suo padre lasciò l'Italia?
«A 23 anni, perché nessuno voleva dargli fiducia. Poiché sua madre era inglese, si trasferirono insieme in Inghilterra, dove papà fu accolto a braccia aperte dal presidente di una grande impresa che, capita l'enorme potenzialità delle sue intuizioni, gli offrì i mezzi per svilupparle».
Quali ricordi di questo geniale papà conserva con più vivezza?
«Per esempio che non dovevamo disturbarlo nelle ore che passava nella sua stazione radio. Sin da bambina mia madre mi educò a un grande rispetto per lui: era un genio e non doveva essere disturbato mentre lavorava. Ma nei momenti di riposo giocava con me ed era un papà molto allegro. Rispondeva a tutte le mie domande e mi trattava come una persona grande. Per lui non bisognava essere troppo infantili con i bambini, e mi spiegava le questioni scientifiche anziché raccontarmi le fiabe. Quando mancò improvvisamente, tutti mi trattavano come una bambina. In quel momento capii ancor più la differenza tra mio padre e gli altri».
Cosa le raccontava del suo lavoro ?
«Mi teneva al corrente delle sue ultime invenzioni come la navigazione cieca, ovvero il radar, l'antenna parabolica e l'estrazione dell'oro dall'acqua del mare con apparecchi a onde elettriche».
Estrazione dell'oro? Come avveniva?
«È rimasto un suo segreto, e nessuno saprà mai come faceva, perché distrusse le macchine. Dopo la sua morte molti professori di fisica venivano dalla mamma e da me a chiedere spiegazioni in proposito, ma noi non ne sapevamo niente».
Si dice che fosse sempre molto elegante.
«In Inghilterra frequentava i migliori sarti e i migliori fabbricanti di scarpe di Londra. Anche camicie e cravatte erano scelte con cura. Dalle otto di mattina all'ora in cui andava a letto era vestito in modo impeccabile: non l'ho mai visto in pantofole».
I suoi sentimenti furono sempre quelli di un fervente italiano?
«Amava profondamente l'Italia e ha sempre voluto mantenere la cittadinanza italiana. Quando con l'"Ele

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