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Una favola antropologica sui Maori



I MAORI. I loro costumi, i loro riti, le loro tradizioni. Una di queste vorrebbe che il loro capostipite sia arrivato lì sul dorso di una balena da cui era stato salvato dopo il naufragio della sua piroga. I suoi discendenti si sono tramandati il potere tramite i primogeniti maschi, ma un giorno a un primogenito, dopo un parto gemellare difficile, resta solo una bambina.
Il padre emigra, il nonno, invece, si dispera e nonostante la bambina, con volontà decisa, sappia comportarsi anche da maschio, maneggiando con perizia le armi tribali, la respinge e l'osteggia: a causa del suo sesso. A risolvere il problema provvederanno proprio le balene venendosi ad arenare sulla spiaggia. Si salveranno perché la bambina, salendo sul dorso della più grande, riuscirà a sospingerle tutte verso il mare. Conquistandosi finalmente la convinta adesione del nonno.
Certo è una favola, ma è anche una cronaca a mezzo fra l'antropologia e il folclore in cui trovano spazio con delicatezza i sentimenti. Dosati, dalla regista neozelandese Niki Caro, l'unica, nel film che non sia Maori, a tu per tu con persone vere, seguite con realismo ma anche con finezza attraverso un intreccio che, pur tolto da un romanzo, evita sempre i toni letterari: per tenersi a cifre di sapore autentico, in una cornice naturale dai segni particolarmente suggestivi. Come gli interpreti, tutti Maori, alcuni, come Rawiri Paratene, il nonno, già visto in altri film neozelandesi.
G. L. R.

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