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De Gregori e il suo mix con «A chi» di Leali

Ha esordito nel '73 e da allora è stato un punto di riferimento importante nella storia della nostra musica e nella memoria di diverse generazioni, con il suo ermetismo venato di sorrisi malinconici. Oggi De Gregori, pubblica un nuovo cd «Mix» e un dvd con esibizioni dal vivo. L'album racchiude cover di Bob Dylan come «I shall be released» e «If you see her say hello» , una versione di "A chi" lanciata in Italia da Fausto Leali nel 1996, canzoni di repertorio («Rimmel», «La donna cannone», «Pablo», «Niente da capire») e alcune recenti versioni live dei suoi più grandi successi e «Io ti leggo nel pensiero», ultimo gioiello del "pricipe" del Folkstudio.
De Gregori, dove trova ancora l'entusiasmo e la forza di scrivere?
«Sono un uomo che ama tradurre la sua sensibilità in canzoni».
Questo cd potremmo definirlo una raccolta. Quale è stato il criterio della selezione dei brani?
«No. Non vorrei che fosse inteso come un bilancio. Ho riascoltato i miei dischi, dopo tanti anni. Non mi è piaciuto il modo in cui li cantavo e come erano stati arrangiati e così anche per volere della mia casa discografica o "riscritto" i pezzi».
Come è nata l'idea di riproporre «A chi»?
«Quando abbiamo registrato il cd con Giovanna Marini, abbiamo vissuto in un'atmosfera così familiare che una sera, alla fine delle prove, io ho detto facciamo "A chi"... E poi non dico che con Fausto siamo amici ma ogni volta che ci incontravamo io gli dicevo: tu sei "il negro- bianco" e io sono il "bianco -stanco" e lui moriva dal ridere».
De Andrè, un grande amico. Ma lei non figura tra i partecipanti al disco tributo uscito in questi giorni.
«Non mi hanno invitato. E poi Fabrizio era un uomo intelligente che non avrebbe voluto essere ricordato con una canzone».
Come uomo e padre di due gemelli di 25 anni come ha vissuto la morte dei nostri connazionali in Iraq.
«Con sofferenza. Ho ammirato, per la prima volta, la compostezza del dolore nel Paese e nelle istituzioni e soprattutto la valorizzazione da parte del popolo italiano del "concetto di patria".»
Vorrebbe fare di più? Con le canzoni non si cambia il mondo.
«Però le canzoni, come i libri, i film modificano il mondo. Io sono un uomo consapevole di fare cultura».
Si sente un uomo di cultura?
«Amo leggere, divoro di tutto ma non perchè voglio essere considerato "migliore", ma perchè amo la lettura. La Tv, invece, fa schifo, ma non solo in Italia, in tutto il mondo, perchè non abbiamo più nulla da raccontare».

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