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Bruno Grassi ha scolpito per Il Tempo un Crocifisso nel giorno di Adel Smith

Oggi, 19 novembre, è prevista l'udienza collegiale del tribunale dell'Aquila che dovrà confermare o rigettare l'ordinanza del giudice monocratico Mario Montanaro che ingiungeva appunto di rimuovere i crocifissi. Intanto la polemica ideologica e mediatica si è calmata. Il problema, intendiamoci bene, resta, ma i toni, dopo le virulente vampate polemiche, sono più composti.
Adel Smith certo non demorde. Il suo stile è noto. La sua aggressività pure. Ma i rappresentanti più autorevoli delle maggiori comunità islamiche presenti in Italia, gettano acqua sul fuoco, convinte che non è con queste crociate alla rovescia (e, in ogni caso, in ritardo di nove secoli sulla storia) si assicura la libertà del culto da parte dei credenti nelle differenti fedi. C'è spazio quindi per rivistare il tema e discuterne senza eccessi.
Lo abbiamo fatto con un grande pittore e scultore italiano, Bruno Grassi (www.edsart.it/brunograssi). Non solo perchè dopo le esposizioni americane e mitteleuropee è diventato uno degli artisti italiani in maggiore crescita, ma anche perchè Grassi da qualche anno è diventato un vero e proprio protagonista del rilancio dell'arte sacra in Europa. Le sue Madonne, i Cristi, i santi sono sempre più richiesti in un settore dell'arte che aveva perso gran parte della sua originalità e soprattutto delle radici di un'antica tradizione italiana.
Da qualche mese Bruno Grassi sta lavorando a pieno tempo a delle grandi tele ad olio che dovranno essere esposte l'anno prossimo, per iniziativa del professor Stefan Westrych, ordinario di architettura e vicepreside del Politecnico Varsavia. E le più importanti di queste tele sono relative proprio all'agonia e alla morte di Gesù Cristo. «Questo, del resto - dice Bruno Grassi - è il tema centrale, non solo del cristianesimo, ma anche dell'avventura dell'uomo su questa terra durante gli ultimi duemila anni. Nel pieno della polemica scatenata contro Gesù, che Adel Smith considera sprezzantemente un "cadaverino" destinato a spaventare i bambini, io, che da molti anni faccio solo il pittore, ho deciso su due piedi, per immediata reazione emotiva, di accantonare per qualche giorno i pennelli e ho riscoperto una mia vecchia abilità di scultore, per dedicarmi alla modellazione di un crocefisso, quello, appunto, che è riprodotto in questa pagina de Il Tempo e che io dedico a tutti coloro che, con purezza d'animo e senza alcun spirito di crociata, si battono perché i Crocifissi restino dove sono sempre stati».
Bruno Grassi, vuole, con la forza dell'arte, che vive di messaggi ma che anche li trascende, prendere la parte di quel "cadaverino" che, morendo, ha cambiato il mondo e che ha offerto, ai credenti e ai non credenti, nuovi criteri di vita all'insegna del motto, che non è confessionale ma soltanto nobilmente umano, di «non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te».
Grassi, parlando nel suo ampio e luminosissimo studio di Calendasco (Piacenza), in un vecchio monastero medioevale che sorge in fregio alla antica via Francigena, si avvicina a una grande madia piena di cose. L'apre con sicurezza. Toglie da una scatola un ingiallito ritaglio di giornale e, prima di farmelo vedere, dice: «Il "cadaverino", per dirla con Adel Smith, non è il simbolo dei cattolici ma ci rappresenta tutti come genere umano. Lo dico non solo io ma lo sosteneva anche Natalia Ginsburg, che non era cattolica, e che lo scrisse su l'Unità del 25 maggio 1988, cioè 15 anni fa». Grassi, a questo punto, inforca gli occhiali e legge l'articolo scritto dalla scrittrice torinese (autrice, fra l'altro, del famoso romanzo «Lessico famigliare»). L'articolo dice: «Cristo è l'immagine della rivoluzione cristiana che ha sparso nel mondo l'idea dell'uguaglianza fra glui uomini fino ad allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo f

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