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di LUCIANA VECCHIOLI «CON la strage di Nassiriya ho rivissuto quei tragici momenti del ...


Parole incerte segnate su un foglio bianco che Emilia Catalano, madre del capo scorta del giudice Paolo Borsellino, ha voluto leggere con disperata determinazione ieri mattina durante la conferenza stampa di presentazione del film «Gli angeli di Borsellino, Scorta QS 21» (dopo aver proposto un minuto di silenzio per i carabinieri caduti), dedicato ai cinque "angeli custodi" del procuratore aggiunto di Palermo, uccisi nel terribile attentato di undici anni fa. «Ho saputo che mio figlio era a capo della scorta il giorno della sua morte - continua la signora Catalano - da allora giro nelle scuole per incontrare i giovani e parlare con loro di pace, amore, e legalità. Ma a Palermo non si può avere pace e legalità senza lavoro». Un prezzo troppo alto, pagato da Emanuela Loi (intepretata da Brigitta Boccoli), Agostino Catalano (Pino Insegno), Vincenzo Li Muli (Vincenzo Ferrera), Eddie Cosina (Alessandro Prete), Claudio Traina (Cristiano Morroni) e l'unico sopravvissuto all'attentato Antonio Vullo (Francesco Guzzo). E poi Tony Garrani, alla sua prima prova cinematografica, nel ruolo del magistrato siciliano ed Ernesto Mahieux (il bravo protagonista de «L'imbalsamatore») in quello di un pentito di mafia.
La pellicola, in 150 sale da venerdì, racconta i 57 giorni che separarono la strage di Capaci, con l'uccisione di Giovanni Falcone, da quella di via D'Amelio, attraverso gli occhi di Emanuela, la giovane poliziotta di Sestu, in provincia di Cagliari, che non pensava certo di diventare una eroina. In realtà l'agente era arrivata all'incarico di protezione solo due giorni prima dell'agguato. «Sapevamo che sarebbe stata una scommessa non facile - dice il regista Rocco Cesareo - soprattutto in questo particolare momento storico. Non sapevamo fino dove spingerci, andando a riaprire una ferita che forse non si rimarginerà mai. Volevamo evitare però che si dimenticasse. Un paese senza etica e senza memoria è destinato a morire. Non si può vivere solo dell'"Isola dei famosi"». La sceneggiatura scritta da Ugo Barbara, Mirco Da Lio, Massimo Di Martino e Paolo Zucca, prende spunto dal libro «La ragazza poliziotto». «Abbiamo cambiato alcune situazioni - dice Barbara - lasciando intatto il clima di costante sospetto e paura che si respirava in quei giorni a Palermo, nell'attesa che qualcun'altro venisse colpito».
Sofferta e difficile l'interpretazione della Boccoli. «Devo dire che ho avuto un certo imbarazzo nel dare vita a questa ragazza, barbaramente uccisa solo per aver fatto il proprio dovere - afferma l'attrice - Più che una storia, abbiamo cercato di raccontare un percorso emotivo, attraverso la semplicità ed il coraggio di questi ragazzi». Lo stesso Garrani prima di calarsi nella parte ha detto di aver visionato una serie di interviste televisive rlasciate da Borsellino. «All'inizio usava toni pieni di speranza, pochi giorni prima della strage, invece, consapevole di dover morire, esprimeva solo rabbia».

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