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di CARMINE MASTROIANNI SONO già trascorsi 250 anni dalla sua nascita e la sua bellezza, ...

Il British Museum ritenuto uno dei più prestigiosi musei del mondo, proprio in queste settimane festeggia un lusinghiero compleanno.
Le origini di questo straordinario scrigno di tesori vanno rintracciate nelle collezioni di Sir Hans Sloane (1660-1753) e in una lotteria. Sir Sloane, famoso medico e naturalista, donò alla Gran Bretagna, all'epoca di re Giorgio II, più di 80.000 oggetti d'arte, tra cui anche un erbario e una ricca biblioteca, chiedendo in cambio il pagamento di 20.000 sterline - una enormità per l'epoca - quale rendita per le proprie figlie, bruttine e bigotte. Date le scarse possibilità economiche il Parlamento di allora e l'illuminato re Giorgio pensarono di emanare, nell'ottobre del 1753, un'apposita legge, la British Museum Act e di reperire i fondi necessari attraverso l'istituzione di una lotteria pubblica che ottenne nel natale di quello stesso anno un successo straordinario. (L'idea di finanziare i Beni Culturali con il gioco del Lotto è molto più antica di quanto non si pensi!)
Era il 15 gennaio del 1759 quando il British apriva le sue porte e nessuno avrebbe immaginato che dai circa cinquemila visitatori l'anno si sarebbe passati agli oltre cinque milioni di oggi. Le sue collezioni arricchitesi negli ultimi due secoli, tanto da comprendere oltre sei milioni di oggetti, abbracciano l'intera storia del genere umano. Allo sguardo attonito del visitatore le maestose sale mostrano alcune delle antichità più famose in assoluto: dalla stele di Rosetta (Sala 4), alle sculture del Partenone (Sala 18), dalle mummie egiziane (Sale 62 e 63), alle sculture di Amavarati (Sala 33a)... Per non parlare del suo medagliere, tra i più importanti al mondo, oltre alla favolosa collezione di orologi d'epoca.
Il British però rappresentò fin dall'inizio un'istituzione singolare. L'amministrazione era affidata, come oggi, ad un gruppo di fiduciari dipendenti direttamente dal Parlamento e le collezioni, inalienabili, erano dichiarate proprietà della Nazione britannica; un fatto poco noto che rientra fra le tante cause che impediscono ancora oggi la restituzione alla Grecia dei celebri marmi del Partenone o della Stele di Rosetta agli Egiziani.
In origine il Museo occupava le stanze di una dimora signorile del XVII secolo che ben presto risultò insufficiente per le collezioni in rapida crescita. Nel 1823 Giorgio IV donò al paese la grande biblioteca paterna (la King's Library) rendendo necessaria la costruzione dell'attuale edificio in stile neoclassico opera dell'architetto Sir Robert Smirke. Tuttavia anche al British non mancò lo zampino degli italiani. La celebre Sala di Lettura (Reading Room), di forma circolare e sormontata dalla grande cupola in vetro sotto la quale Karl Marx scrisse il suo discusso Capitale, fu disegnata dall'esule modenese Antonio Panizzi. Questo infaticabile avvocato, cui tanto avevano giovato le raccomandazioni di Ugo Foscolo, anch'egli esule a Londra, ebbe la fortuna di essere il primo a compilare il catalogo dei libri stampati del British Museum e a trasformare, con un decreto del Parlamento britannico, il catalogo stesso in una Biblioteca del copyright: senza saperlo aveva introdotto, per la prima volta al mondo, l'idea della proprietà intellettuale di un'opera!
Uno degli ultimi ritocchi architettonici è avvenuto a seguito del trasloco, nel 1998, della prestigiosa Biblioteca, a Bloombury, che ha consentito la costruzione del Queen Elizabeth II Great Court, un cortile che occupa una superficie pari a quella di un campo da calcio con una copertura altamente innovativa in vetro (3.312 pannelli) e acciaio, che ha permesso la nascita della piazza coperta più grande d'Europa. I festeggiamenti, iniziati la scorsa settimana, si protrarranno per tutto il 2004 con mostre tematiche e conferenze.

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