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Luiselli: Europa? Una storia cristiana

Herder); dico puntuale perché si inserisce con autorità nell'attuale dibattito sulla nuova Costituzione europea, da cui si vorrebbe assurdamente eliminare il riferimento alle radici cristiane del continente.
Più volte Giovanni Paolo II ha deplorato questo silenzio, ricordando che le nazioni europee sono nate e si sono consolidate quando hanno assunto il crisma cristiano. Ed ecco che l'opera di Luiselli, scavando in profondità, documenta diffusamente il vero dell'assunto papale.
Il volume offre una somma straordinaria di notizie, documenti, riferimenti sia religiosi sia mitico-letterari; una somma talmente ricca che è impossibile rendere adeguatamente in un articolo. Mi limito pertanto a cercare di identificare la linea di vetta che percorre tutti i capitoli: l'approfondita analisi del contributo che, insieme con altri fattori storici, il cristianesimo ha dato alla nascita della nuova realtà continentale dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente.
La ricerca parte dal V secolo, nel momento di massima crisi, in cui tuttavia Luiselli individua i semi di un futuro diverso e positivo. Due, scrive. Luiselli, sono i fenomeni storici che determinano la grande trasformazione: le migrazioni germaniche con insediamenti stabili che si costituiranno in regni romano-barbarici, e la fine del paganesimo con il graduale trionfo del Cristianesimo.
La nuova religione ha una duplice funzione. Anzitutto, essendo la religione del Libro, ossia religione dotta, può utilizzzare le componenti della cultura classica conquistando così le élites; d'altra parte, contemporaneamente, per sua natura è attenta alle realtà locali, alle loro origini popolari che rafforza con l'alfabetizzazione latina. Si deve al cristianesimo se la cultura classica viene tramandata, se il latino resterà per molti secoli la lingua viva dei dotti, e se nello stesso tempo le lingue volgari nascono alla scrittura. Questo aspetto ha un particolare valore per le saghe e le leggende che erano affidate alla tradizione orale, mentre ora sono fissate in testi scritti e conoscono una straordinaria fioritura, fino a oggi (si pensi al Parsifal di Wagner).
Luiselli indaga dai primi segni le sorgenti delle saghe e delle leggende. Per esempio il famoso ciclo di Artù ha un inizio documentato con l'eroe celtico Arturo, che viene presto mitizzato in quella cultura, per poi essere letterariamente cristianizzato.
Sul versante storico-politico, l'autore coglie il momento aurorale quando nel 600 il monaco irlandese Colombano, in una lettera a Gregorio Magno, parla di «tutta l'Europa» per deprecarne il disfacimento: è la prima volta, sottolinea Luiselli, che l'Europa viene citata come unità etico-culturale, non più come mera espressione geografica.
Verrà infine l'età dell'Impero carolingio, che è percepito dagli intellettuali del tempo come rinascita europea di Atene e di Roma. Scrivendo a Carlo Magno, Alcuino auspica la fondazione di una nuova Atene «oserei dire più bella dell'antica. Infatti, in quanto nobilitata dall'insegnamento di Cristo, la nostra supererebbe tutta la sapienza dell'Accademia». E altri intellettuali identificano in Aquisgrana, capitale dell'Impero di Carlo, la nuova Roma.
L'intento speciale e originale di Luiselli, persuasivamente soddisfatto, è di dimostrare che nel tramonto del mondo antico, subito dai contemporanei come una tragedia, già si può scorgere l'alba di un mondo diverso, caratterizzato da un altro segno spirituale che sarà determinante. Infatti l'autore conclude così la sua opera: «Una cosa affermo con vigore: la centralità del cristianesimo nel processo di formazione dell'Europa. Senza il cristianesimo noi non avremmo questa Europa».

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