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«Il taroccato? Oggi si chiama gusto camp»


Il «motore immobile» del cliccatissimo sito Internet Dagospia.com (anche se molti frequentatori negano di consultarlo) spiega che il falso è ormai parte integrante del mondo occidentale: «Tutto è taroccato». Ma anche il taroccato ha il suo senso e la sua storia. Oggi, sembra assurdo, sono proprio le classi meno abbienti che difendono strenuamente l'oggetto originale, perché è uno status symbol. «Impossibile immaginare - spiega D'Agostino - un ragazzo con le Nike taroccate, non le metterebbe mai. Come una signora di periferia non porterebbe mai una borsa di Fendi comprata sul marciapiedi». Invece proprio per quelle donne che possono permettersi l'oggetto superfirmato scelgono il taroccato e lo trovano divertente. È il gusto camp, quel modo di pensare di chi è consapevole del cattivo gusto e lo ostenta per divertimento. «Il gusto camp si contrappone al kitsch - mette in chiaro Roberto arbiter - Chi è camp compra l'oggetto taroccato e dice che è falso, contrapponendo al cattivo gusto, ad esempio di un grande orologio d'oro, quello di un oggetto imitato. Se il falso lo acquista il coattello cambia tutto perché lo spaccia per buono. Il kitsch vuol far passare il falso per vero. Il camp è falso e lo dice».
Ma il capitolo del falso nella moda e nel costume è lungo e complesso. «Man mano che avanza la tecnologia la difesa dei diritti d'autore diventa un'impresa sempre più difficile - aggiunge l'autore di due libri sacri del gossip: "Chi è, chi non è, chi si crede di essere" e "Alta portineria" - Il copyright si perde nei mercatini, sui banchetti dei vù cumprà, ora che è possibile mettere una biblioteca o un film o un album musicale su un dischetto, insomma tutto è taroccato».
«E poi c'è la legge del contrappasso - aggiunge D'Agostino - Le grandi firme fanno fabbricare i loro oggetti nei Paesi dell'estremo oriente a prezzi stracciati. Per fare questo devono esportare le tecnologie e il know-how, come a Taiwan. Poi sono quegli stessi produttori, che hanno fabbricato orologi, borse, abiti a prezzi stracciato che mettono in commercio i falsi. È una forchetta, sono due fenomeni. Da una parte c'è la tecnologia che avanza e che rende difficile far rispettare i copyright e dall'altra la legge del contrappasso di chi fa fabbricare a poco i suoi oggetti esclusivi poi si ritrova copiato. Tutto è taroccato». Ma qual è l'atteggiamento personale di D'Agostino davanti al falso? «Io quando ho visto il Rolex a venticinque euro - confessa - l'ho comprato subito».
A. A.

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