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«LA GRANDE FIERA MAGNARA»

Letteratura e cibo, Gadda spiega i piccioni all'andalusa

Possiede una biblioteca straordinaria dove ogni volume è accompagnato dalla bottiglia di vino che meglio vi si addice, poiché, dice l'arguto vasaio, «la vena di poetare, di cantare o di dipingere la si potrebbe in fondo ricondurre a una sorta di bacchico tripudio». Questa beata frase del protagonista del romanzo mi torna in mente ogni volta che mi capita di "gustare" uno dei volumetti della collana «Leggere è un gusto» del Leone Verde Edizioni dove ad abbinarsi fra di loro sono la letteratura e il cibo, un connubio ricchissimo che arriva in alcune occasioni a raggiungere anche quel "bacchico tripudio" ambito dal beato Piroleo. Accade, ad esempio, con «La gran fiera magnara» che Massimo Novelli ha dedicato alle ricette di Carlo Emilio Gadda, il quale, oltre ad essere uno dei grandi scrittori del Novecento, era anche un buongustaio che sapeva trasferire la sua cupidigia gastronomica sulle pagine dei suoi romanzi. Nelle opere di Gadda il cibo è una presenza costante la cui accurata descrizione prevale a volte su quella dei personaggi del racconto, come ad esempio i piccioni ripieni della "cognizione del dolore" «arrostiti in casseruola con i rosmarini e le patatine novelle, dolci, ma non troppo, e piccolette, ma già un po' sfatte, inficiate, queste, nel sugo stesso venutone da quegli stessi piccioni: farciti alla lor volta, secondo una ricetta andalusa, con l'origano, la salvia, il basilico, il timo, il rosmarino, il mentastro e pimiento, zibibbo, lardo di scrofa, cervelli di pollo, zenzero, pepe rosso, chiodi di garofano, ed altre patate ancora, di dentro, quasiché non bastassero quelle altre messe a contorno, cioè di fuori del deretano del piccione; che erano quasi diventate una seconda polpa anche loro tanto vi si erano incorporate, nel deretano: come se l'uccello, una volta arrostito, avesse acquistato dei visceri più confacenti alla sua nuova posizione di pollo arrosto, ma più piccolo e grasso, del pollo, perché era invece un piccione». Questa ricetta "andalusa" dei succulenti piccioni ripieni raccontata da Gadda è praticamente sconosciuta ai gastronomi mentre invece quella del risotto alla milanese descritta nelle «Meraviglie d'Italia» è stata addirittura oggetto di un seminario in una Università svizzera e paragonata a quella analoga dell'Artusi.

Massimo Novelli

«La grande fiera magnara»

Il Leone Verde, 71 pagine, 9 euro

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