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LA CORTE di Cassazione «declassa» i conduttori televisivi e afferma che i presentatori non danno automaticamente ...

In particolare, la Suprema Corte si è pronunciata su un ricorso presentato dalla Videotime conseguente ad una verifica fiscale scattata nei confronti di Raffaella Carrà nel gennaio del '94. La Sezione Tributaria afferma che il presentatore di uno spettacolo televisivo «non può, in quanto tale, essere automaticamente considerato coautore dei testi e degli schemi drammatici e di intrattenimento del programma realizzato». Il nocciolo della questione analizzato da piazza Cavour riguarda il diritto d'autore e il principio in base al quale chi lo percepisce può detrarre dall'imponibile il 30%. Ebbene, la Carrà, facendo la conduttrice televisiva - questo il ragionamento - doveva anche essere considerata autrice del programma e quindi pagare le ritenute d'acconto sul 70%. Non l'ha pensata così il Fisco che ha obiettato che la Carrà non poteva essere considerata l'autrice della trasmissione.
«Sono socia Siae da anni e ho imparato ad essere autrice dei programmi che conduco»: così Raffaella Carrà commenta la sentenza di Cassazione che la riguarda. E precisa: «Ho sanato con l'agenzia di Roma delle entrate fiscali da circa due anni. Non vorrei che si pensasse che non pago le tasse, però penso anche di essere stata sfortunata in questo accertamento». Raffaella Carrà ricorda infatti che tutti, da Paolo Bonolis a Simona Ventura, sono conduttori e autori dei loro programmi «e questo non per imbrogliare sul fisco ma perchè ogni artista vuole essere pienamente responsabile di quello che dice».

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