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«Sui documentari la sfida della Tv del futuro» «Batteremo gli stranieri sfruttando il patrimonio artistico. Valorizzeremo tutto il made in Italy»

Ne è convinto Andrea Piersanti, responsabile dell'Istituto Luce dal 15 gennaio scorso, secondo il quale la sfida della Tv del futuro sarà basata sul genere documentaristico che, assurto a nuova dignità televisiva, costituirà un valido elemento di competizione televisiva.
Forte dei successi che hanno caratterizzato programmi come «La storia in prima serata», in onda nel prime time di Raitre, realizzati attingendo ai fornitissimi archivi dell'Istituto Luce, Piersanti anticipa l'imminente rottura del monopolio straniero nel settore televisivo dei documentari, grazie ad un impegno tutto italiano.
Su quale base, dottor Piersanti, si fonda la sua convinzione di un prossimo riscatto del genere documentaristico made in Italy?
«Innanzitutto l'Istituto Luce ha sottoscritto un accordo con Rai e Mediaset per ricostruire una fondazione dei documentari italiani. In collaborazione con la Scuola Nazionale del Cinema di Francesco Alberoni realizzeremo dei corsi destinati alla preparazione di professionisti per lo specifico settore del documentario. Insomma, in sintonia con il Ministro Urbani e con Pupi Avati responsabile di Cinecittà Holding, miriamo alla rinascita della fabbrica del documentario presso l'Istituto Luce».
Quindi l'Istituto Luce, nato nel 1925 e proiettato verso prodotti cinematografici, guarda con interesse alla Tv. In quest'ottica quali progetti sono in cantiere?
«Stiamo realizzando una Storia del cattolicesimo in collaborazione con il Vaticano. Si tratta di un documentario in venti puntate che racconterà, per la prima volta in immagini, la storia della Chiesa missionaria. Il progetto del quale abbiamo già i diritti di home video, è destinato alla Tv. Noi ci auguriamo di trattare con la Rai i diritti di antenna. È in preparazione il nuovo documentario di Folco Quilici "La storia dei marmi di Roma" che racconterà con una ricostruzione in digitale le modalità attraverso cui sono giunti nella capitale marmi, obelischi, gruppi statuari. In collaborazione con Lottomatica, abbiamo curato anche l'ultima fatica di Antonioni sul restauro della Pietà di Michelangelo. Ma le prospettive del documentario vanno ancora oltre. L'obbiettivo è di scardinare il predominio degli stranieri con prodotti di sicura imbattibilità».
Ma gli inglesi con National Geographic sono oramai padroni indiscussi, a livello internazionale, del mercato documentaristico sulla natura. In quale settore opererete?
«In questo dell'arte e della storia. L'Italia è un museo all'aperto, possiede il 70% della ricchezza artistica e monumentalistica mondiale. Mostreremo i nostri gioielli di famiglia, molti dei quali ancora poco noti. Inoltre con Raitre stiamo studiando, per la prima volta, una formula di coproduzione di documentari di carattere storico, con particolare attenzione, oltre che alla storia passata e recente, a quella contemporanea italiana poco conosciuta. Come ad esempio la storia delle comunità italiane all'estero all'interno delle quali esistono veri laboratori di professionismi molto apprezzati. Gli artisti, attraverso marchi tutti made in Italy, conservano il rapporto con il paese di origine contribuendo a pubblicizzare la produttività italiana oltre confini. Una realtà ancora da scoprire. In futuro abbiamo allo studio, con i quotidiani italiani, il progetto di una coedizione di documentari storici destinati alle edicole ed incentrati, utilizzando materiale dell'Istituto Luce, su sport, invenzioni e l'italian style».
Non temete la concorrenza dei canali satellitari, specializzati in prodotti storici di grande qualità?
«Stiamo definendo, proprio in questi giorni, un accordo di coproduzione con History Channel, visibile sulla piattaforma di Sky Italia. In questo modo l'Istituto Luce diviene il partner principale del prestigioso canale satellitare per la produzione di documentari di carattere storico di più ampio respiro, realizzati per un pubblico differe

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