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«LA SUA DANZA»

Nureyev, il tartaro volante pretesto del romanzo storico

Rudolf Nureyev, il tartaro volante, fu protagonista nella vita come nell'arte a partire da quello storico 16 giugno 1961 in cui, durante una tournée a Parigi del Balletto del Kirov di Leningrado, il ventitreenne ballerino voltò le spalle alla madrepatria Urss per fare il grande salto definitivamente in Occidente verso i grandissimi successi raccolti accanto a Margot Fonteyn. A raccontare la sua vita, anche nella sporadica pubblicistica di danza italiana, erano stati Mario Pasi e Luigi Pignotti («Nureyev - La sua arte, la sua vita», Sperling & Kupfer Editori) e Alexander Bland in un volume riccamente illustrato dal titolo «Fonteyn e Nureyev» (in traduzione italiana per i tipi del benemerito editore Di Giacomo di Roma). Questa volta però l'operazione è diversa. Lo scrittore irlandese Colum McCann, già autore de «I figli del buio» e di «La legge del fiume», tenta con «Dancer», ovvero in italiano «La sua danza» un'operazione completamente diversa, ovvero di fare della già di per sè romanzesca vita di Rudy un romanzo letterario, mescolando ovviamente realtà ed invenzione. Egli percorre così, con lucidità ma anche quasi cinematograficamente dai molti punti di vista delle molte persone che gli furono accanto, la sua vita da quando a soli sei anni si esibiva con successo tra i soldati russi feriti al fronte nell'ospedale della nativa Ufa ricavandone zollette di zucchero che nascondeva nei calzerotti e dal suo primo saggio alla scuola del Kirov fino al "gran rifiuto" con conseguenze prevedibili, visti gli anni di ferreo regime e di guerra fredda, e le ripercussioni ricattatorie sulla sua famiglia. Ma il racconto coinvolge in prima persona anche altri comprimari, dalla figlia della sua prima insegnante di danza alla sorella Tamara, dalla compagna di studi cilena, la famiglia, il costruttore londinese di scarpette di danza, l'amico venezuelano di bagordi e stravizi Victor. Più che la storia dei trionfo di Rudy, amato e odiato (come traditore dell'Unione Sovietica e per il suo carattore talora arrogante o scostante) come pochi altri nella storia della danza, sembra di cogliere qui un pezzo di storia d'Europa dalla piccola Ufa sovietica negli Urali alla Pietroburgo orgogliosa della sua storia rivoluzionaria, sino alle grande capitali europee del jet set, dei grandi palcoscenici e del capitalismo.

Colum McCann, «La sua danza»

Tropea Editore, 346 pagine, 15 euro

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