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Così il Comunismo soffocò la propria coscienza

Questa fondamentale acquisizione realizzata dall'amministrazione degli Archivi nell'ambito di un progetto internazionale, consentirà di consultare su circa 600 cd una documentazione essenziale non solo per la storia dell'Urss, ma anche per quella dell'Italia, il cui Partito comunista ha svolto un ruolo essenziale, e ancora non interamente conosciuto nell'Internazionale.
I documenti, reperibili con un programma informatico, riguardano l'intera attività dell'organizzazione comunista, presente in quasi tutti i Paesi: in particolare i suoi congressi, il presidium, il segretariato politico, le commissioni permanenti. Nel caso dell'Italia basti pensare all'importanza del periodo in cui Togliatti fu segretario dell'organizzazione, negli anni 30, quando svolse un ruolo decisivo nella Francia dei Fronti popolari, nella guerra civile spagnola (con la persecuzione dei non allineati al movimento comunista), ma anche nell'emigrazione antifascista e nell'epurazione dei comunisti dissidenti in Urss, italiani, ma non solo.
Ma il convegno di Milano vuole essere una riflessione più ampia, su 70 anni di storia mondiale, partendo da quanto è stato fatto e da quanto resta da fare per venire a capo di un capitolo che troppi, dopo la caduta del Muro, hanno voluto archiviare tacitamente. Come scrive Vittorio Strada, «si vuole ripensare un'esperienza grande e drammatica per rispettare un dovere morale e intellettuale». Di qui la presenza di storici come Viktor Panejach sulla storiografia nell'Urss, di Robert Service sul mondo anglosassone, e di Stephane Courtois per la Francia.
Il caso Italia è naturalmente speciale, essendo il Paese che ha avuto il più grande Partito comunista in Occidente, con una rete di organizzazioni parallele (istituti specializzati, università, stampa, editoria) che hanno contribuito alla sua egemonia in campo culturale. Questa possente struttura, che produceva storia di se stessa fino al crollo del comunismo, in seguito ha taciuto, mettendo la sordina, come scrive Sergio Bertelli, a tutto ciò che ricordi l'appartenenza del partito al movimento mondiale. È questa, a ben vedere l'anomalia dell'intellighenzia italiana di sinistra. L'appello lanciato da Cacciari dopo l'89 ai suoi compagni di partito, con cui dichiarava che non ci si poteva chiamare fuori dal comunismo senza fare i conti con quella realtà non è stato raccolto, e le uniche novità sulla storia del Pci sono venute da storici esterni a quell'area, magari attraverso gli archivi russi.
Ma questo mancato esame di coscienza storico ha favorito la sopravvivenza di una pseudocultura diffusa, per lo più giovanile, fatta di slogan e luoghi comuni che ha alimentato i peggiori estremismi. Dopo la trasformazione del Pci in Pds venne scritto che non ci poteva essere vera metamorfosi senza catarsi. Il convegno di Milano ci ricorda che non può esserci catarsi senza memoria, perché la Storia non ha l'abitudine di fare sconti.

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