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di ANTONELLO SARNO JOHN Travolta torna in azione.

Jackson) e degli allievi del suo gruppo scelto di forze speciali. Una scomparsa dai contorni inquietanti e resi ancor più misteriosi dal fatto che gli uomini sono spariti nel corso di una esercitazione militare nella giungla panamense, svoltasi ugualmente malgrado un terribile uragano. Un ruolo che assomiglia molto ad uno dei film più recenti e fortunati di Travolta, e cioè «La figlia del generale», anche se questa volta la sfida è stata più dura. «L'ambiente militare sembra adattarsi alla mia persona - ha affermato l'attore - ma quello che più mi è piaciuto di "Basic" è che sono stato posto davanti a delle serie richieste d'impegno sia dal punto di vista fisico che mentale».
Tutto vero. Al punto che Travolta si è dedicato completamente a sviluppare il proprio personaggio fino a perdere oltre dieci chili di peso, addestrandosi con il primo battaglione del 75° reggimento dell'Esercito sul campo di Columbus, in Georgia. «Hardy è un tipo duro ed è uno dei migliori della narcotici - ha detto Travolta - inoltre è spiritoso ed ha un certo sex-appeal. È per questo che ho dovuto allenarmi e tenermi in forma per essere credibile! Quanto poi alla possibilità di lavorare di nuovo con Sam Jackso, bè, con Sam abbiamo condiviso un gran momento delle nostre storie personali. "Pulp fiction" ha spinto molto in avanti le carriere di entrambi (nel film la coppia di attori dette vita ai memorabili Vega Brothers ndr). Quando ci siamo ritrovati in "Basic" sono rimasto sorpreso che ci fosse voluto così tanto tempo per lavorare di nuovo insieme».
Già, «Pulp fiction». A guardarsi indietro, è incredibile ancora oggi come il film con cui Quentin Tarantino meritò la Palma d'oro a Cannes '95 abbia rimesso in orbita una stella, quella di Travolta (due volte candidato all'Oscar), che aveva già conosciuto il firmamento prima con la «Febbre del sabato sera» (1977) e quindi con «Grease» (1978), arrivando a vette di popolarità mondiale che sembravano irraggiungibili. E che, al contrario, ridiscesero tra gli anni '80 ed i primi '90 a livelli quasi umilianti, costringendo l'attore (ormai vistosamente ingrassato, e lontanissimo dal fascinoso ballerino supermacho dei suoi primi film) a pause di anni tra film e film od a ruoli improbabili in flop come «Nella tana del serpente» (1990) o la trilogia di «Senti chi parla». Una carriera che, a sorpresa, riparte alla grande proprio con «Pulp fiction». Dopo Tarantino, Travolta partecipa infatti a grandi film di largo successo - anche di critica - come «Get shorty», «Broken arrow», «Face-off», richiestissimo anche da autori di grido come Nick Cassavetees («She's so lovely») Costa-Gavras («Mad city») ed il mitico Terrence Malick ne «La sottile linea rossa». Proprio per questo suo particolarissimo saliscendi, Travolta ama ripetere con ironia di essere uno dei simboli di Hollywood. La fabbrica dei sogni: un luogo dove chi cade può ancora risorgere.

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