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Kitsch e al di sopra del bene e del male. In nome dell'audience


Malgrado l'esperimento fosse simulato e le guardie e i prigionieri fossero consapevoli di partecipare ad una simulazione, ne emersero dinamiche di una tale aggressività che Zimbardo dovette bloccare l'esperimento dopo appena sei giorni in quanto le "guardie" erano diventate sempre più violente.
L'esperimento indicò come una simulazione possa ricreare dinamiche psicologiche reali e comportare dei problemi anche seri, ma venne criticato dalla comunità scientifica in quanto considerato immorale.
Ciò che non è consentito a degli studiosi è invece consentito alle televisioni. Ad un ricercatore si chiede di aderire ad un codice etico, la televisione invece è considerata al di sopra di qualsiasi etica, oltre che del buon gusto.
Poiché l'obiettivo è l'audience, sembra che tutto ciò che ha successo in tv debba essere lecito e buono. È ciò che vediamo con «L'isola dei famosi», un programma di Rai Due che pare faccia ascolti molto alti, talmente alti da mandare in brodo di giuggiole non soltanto i programmatori della Rai ma persino alcuni critici televisivi che, in corso d'opera, hanno modificato la loro posizione iniziale arrivando ad affermare, per esempio, che quando il kitsch raggiunge livelli estremi diventa un'altra cosa, assumerebbe una dimensione estetica.
Non sono un critico televisivo e quindi, per quanti sforzi faccia io, questi valori estetici in quel programma non riesco proprio a vederli. Ci vedo invece altre cose. In primo luogo il mancato rispetto della fascia protetta: abbondano le parolacce, i doppi sensi e le volgarità. Ci vedo una conduttrice che, strizzata in abiti di due misure inferiori alla sua, celebra un rito senz'anima, ormai consunto dopo le due edizioni de Il Grande Fratello e altri sottoprodotti imbarazzanti come Adesso sposami!, Bachelor ecc. Ci vedo anche uno stile recitativo, un frenetico raccontarsi cui si attengono i "famosi", evidentemente selezionati per la loro estroversione e legati al canovaccio della trasmissione, il cui obiettivo è mostrare le (presunte) miserie di coloro che godono di notorietà affinché il pubblico possa prendersi una rivincita.
Non dimentichiamoci che per riprenderli da diverse angolature sono impegnati svariati tecnici, operatori, fonici e diverse telecamere, persino ad infrarossi; non li vediamo, ma fanno parte di un set che, se ce lo immaginiamo, toglie molto valore alla presunta spontaneità delle dinamiche isolane.
Certamente, dei momenti di autenticità possono emergere di tanto in tanto: per esempio, nella sintassi usata dai "famosi", nello sforzo che essi fanno di piacere al pubblico, di mantenere o acquisire maggiore notorietà, di vincere il premio in denaro o nel tentativo, non sempre riuscito, di inventarsi qualcosa che renda meno prevedibile lo spettacolo della loro quotidianità. Altre "trovate" invece convincono meno: le zanzare che inizialmente si erano accanite sulle loro carni sono tutte scomparse? Si dice che i poveretti soffrano la fame, dall'aspetto però non sembra: siamo proprio sicuri che ad ore fisse non banchettino con gli uomini della troupe? Autentico è invece lo sforzo dei programmatori televisivi nel cercare di soddisfare il voyeurismo casalingo dei loro spettatori con un programma che ha certamente un costo non indifferente se si considerano le trasferte aeree, l'utilizzo di un satellite e il mantenimento, per settimane, di una intera troupe. Anche la troupe alloggia all'aria aperta?

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