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Massimo Ceccherini: «Faccio cinema per poter dormire»

Era straordinario. Quando lo guardi è chiaro che non potrà mai essere imitato. Ognuno di noi comunque è unico nella sua comicità».
Esiste la comicità toscana?
«Certo, esiste eccome. Non si può affermare una superiorità comica per quanto riguarda il territorio nazionale. Vi sono anche i milanesi Aldo, Giovanni e Giacomo, i napoletani, e tanti altri. Penso che noi toscani siamo i migliori. Siamo davvero superiori».
Il suo film da regista «La mia vita a stelle e strisce» è un film comico?
«Il film nasce quando la fidanzata americana conduce il protagonista negli Stati Uniti e lo lascia da solo. Ho capito veramente chi e come sono gli americani e quello che pensano di noi italiani. Ingigantiscono tutto. E da quando son tornato in Italia bevo sette caffé al posto di uno ed ho comprato un frigorifero enorme».
Come sono stati i suoi inizi?
«Sono nato a Firenze, papà era imbianchino e ho lavorato con lui. Mamma casalinga, mia sorella lavoratrice. Ho cominciato nei cabaret. Poi un concorso dopo l'altro. Ho incontrato un impresario che ha cambiato la mia vita. E non solo la mia. Anche quella di Panariello, Pieraccioni e Conti. Comunque per lui siamo sempre bimbi».
Cosa voleva fare da bambino?
«Niente. Non ho mai voluto fare niente se non dormire. Ed ho scelto il cinema per questo. Il lunedì mattina si può stare a letto fino a tardi. Non dormi solo quando giri un film, ma per periodi molto brevi. Meglio l'attore ed il regista che l'imbianchino. Si lavora di meno e si guadagna di più».

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