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di GABRIELLA SASSONE BASTA coi nudi, bisogna tornare al rispetto della gente, perchè ...

Re Giorgio, indiscusso maestro di eleganza e bon-ton, non ha rinunciato ad una vena polemica dal sapore di sfogo, l'altro ieri alla presentazione milanese del nuovo numero dell'Europeo, bimestrale dedicato alla moda. «Anche per presentare una borsetta oggi c'è bisogno di un sedere nudo: i giornali lo vogliono, i periodici lo chiedono per le copertine. Se non c'è l'effetto "Velina" la moda non va sui giornali. La gente che la guarda, in tv e sui giornali, dice:" Ma chi se la mette! Siete tutti matti!". I giornali invece dovrebbero avere una funzione importante: quella di educare il gusto, spiegare cos'è ragionevole indossare senza essere ridicoli, senza vestirsi come nel passato o come astronauti», spara a zero Re Giorgio.
«Per la maggior parte delle griffe, comunque, l'eccesso da passerella rappresenta solo un 20% di quello che poi viene venduto nei negozi. Ci sono marchi famosi per l'eccentricità d'avanguardia delle loro sfilate che poi vendono soprattutto blazerini blu. Questo fenomeno genera confusione e non fa bene alla moda: il giornalismo deve far capire alla gente che non si può indossare un tanga sotto la pelliccia, che quella non è moda, che abbiamo esagerato».
Poi, aggiunge: «Oggi, con l'effetto "Velina" siamo alla frutta. Ma non vorrei che, dopo la frutta, si tornasse all'antipasto e si ricominciasse con il cappellino e il cappottino di tweed. Sono trascorsi trent'anni di moda, di ricerca, di aggiornamento: il recupero va fatto solo in senso etico, nel senso del rispetto della gente. Perché la moda è davvero una cosa meravigliosa».
Lo sfogo-bacchettata di Re Giorgio rimbalza subito nella Città Eterna. Renato Balestra, lo stilista mediatico appena rientrato dalla Thailandia, approva. «È quello che ho sempre detto io. Basta col cattivo gusto: è ora di ricercare l'armonia, l'equilibrio, l'eleganza. La moda non è sciocchezze e follie, come quello di mandare in pedana donne nude coperte solo da una rosa. Credo che anche la corrente del minimalismo abbia contribuito a rovinare la couture. Abbiamo visto donne finte-povere con abiti che costavano però un sacco di soldi. Sono sempre stato contrario al minimalismo: io amo il lusso, la classe, l'eleganza», dice Renato.
«L'effetto Velina? Che c'entra con la moda: è un fatto sociale. Ed è la tv più che i giornali che ci hanno educato (o diseducato) a vedere una ragazzina carina diventare una diva e una qualsiasi signora della porta accanto un'opinion-leader di talk-show», sbotta Stefano Dominella, presidente di AltaRoma. «Ammiro e stimo Giorgio Armani per essere riuscito a rimanere se stesso per 30 anni e per aver educato le "armaniane" a restare uguali nel tempo, puntando sulla personalità e non sulle natiche. Quanto ai giornali sono convinto che, tranne gli addetti ai lavori, la gente legga solo il titolo, il sommario e i nomi dei Vip presenti alle sfilate. E spesso sono i direttori a dire alle giornaliste di moda che parlare di abiti è noioso. Per questo la moda ha preso sempre più il trend del gossip sociale: pettegolezzi, parterre, dietro le quinte. Solo tra una riga e l'altra si può intuire se le gonne vanno corte o lunghe o qual è il colore scelto da D&G. Basta guardare i servizi di moda dei Tg: aprono sempre con una modella in pedana con il seno di fuori o velato», conclude Dominella che spera che la moda si evolva, non che torni indietro.

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