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PARIGI — Occhiali made in Italy in passerella a Parigi, all'Istituto italiano di cultura: splendide modelle ...

Presente all'evento, il viceministro della Attività produttive, Adolfo Urso, ha proposto un marchio del paese d'origine su ogni prodotto in vendita.
Sulla prestigiosa passerella allestita nel salone da ballo dell'Istituto di cultura, il pubblico parigino e italiano ha potuto ammirare le nuove collezioni primavera-estate 2004. La prima tendenza a proporsi è stata l'hublot - che riprende lo stile artistico anni Sessanta e l'idea di oblò aperto sul futuro - con modelli di Armani, Ferragamo, Krizia, Ferrè. Poi «Capri», luogo di culto, icona delle vacanze esclusive e di lusso, diventato un modo di vestire, persino di camminare. Negli occhiali ispirati alla magica isola, si sono cimentati La Perla, Persol, Dior, Fendi, Gucci e Bulgari fra gli altri. Gli occhiali stile «Chakra» sono invece espressione di uno spirito individuale, indipendente, amante del piacere e del calore: vi si trovano modelli di Furla, Dolce e Gabbana, Ray-Ban (Luxottica) e Ferrè fra gli altri. SMS non è il messaggio telefonico ma «Suivez mon style», che per Mares, Police, Lotto, Givenchy, Montblanc, Valentino, Mariella Burani e Arnette sono gli strumenti di una comunicazione immediata e trasversale, fatta di un messaggio nuovo dove si fondono elementi diversi.
Nelle profondità del blu ci sono gli occhiali di Renato Balestra, Romeo Gigli, Mandarina Duck, Trussardi, Blumarine e Oliver ispirati a «Histoire d'eau», storia d'acqua e percorso di leggerezza, dell'aspetto immateriale della materia. Per i bimbi, «A demain», modelli colorati e pimpanti di Marcolin, Robe di Kappa, Benetton, Pierre Cardin per i più piccoli.
Sulla piaga della contraffazione, Cirillo Coffen Marcolin presidente dell'Anfao, l'associazione nazionale dei Fabbricanti articoli ottici, ha fornito cifre inedite: «In Italia nel 2001 il giro d'affari dell'occhiale da sole contraffatto è stato di 120 milioni di euro. Nel settore moda e abbigliamento i prodotti contraffatti e illegittimamente commercializzati rappresentano circa il 20% delle vendite sui mercati mondiali, pari a 90 miliardi di dollari». Altro annuncio, «il 70% della produzione mondiale di merce contraffatta proviene dal sud-est asiatico (Thailandia, Cina, Corea, Taiwan) e il 60% di questa è destinata ai mercati europei». Particolare l'ultima «invenzione» cinese, il marchio CE sugli occhiali, che non significa Comunità europea, ma China Export. La proposta del viceministro Urso è «che su ogni prodotto sia obbligatoriamente stampato il marchio del paese di provenienza», una specie di «carta d'identità» non falsificabile.

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