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Urbani: «Ecco i miei Beni»

Recente un'ennesima interrogazione parlamentare. Di tutto questo parliamo proprio con lui.
Onorevole Urbani, è vero che il Ministero da lei guidato ha tagliato i fondi per le spese di luce, telefono, climatizzazione, pulizie di musei, archivi e biblioteche, colpendo soprattutto questi ultimi e minacciando lo stato di conservazione di manoscritti e documenti?
«Mi permetta di dire subito che è in corso un'offensiva puramente propagandistica e falsata della sinistra e dei giornali che ad essa rispondono. Una contrazione delle spese generali del Ministero è iniziata nei governi precedenti, cioè quelli di centro-sinistra, ed è stata imposta da tutte le leggi finanziarie. Quelli che ci accusano di aver colpito archivi e biblioteche dimenticano che fin dal luglio di quest'anno, con l'assestamento di bilancio, e con una legge del Parlamento sono stati assegnati 27 milioni di euro ad archivi e biblioteche. La situazione che alcuni descrivono in modo fazioso non è certo grave e si sta aggiustando. Ad esempio un importante quotidiano lunedì ha scritto che c'è stato un rischio blackout anche alle Gallerie degli Uffizi. È falso».
Però anche Lei ammette che è in corso una riduzione dei fondi destinati ai nostri beni culturali.
«Guardi, il mio dicastero sta mettendo in moto iniziative mai neppure sognate dai ministri precedenti. Però non mancano gli intoppi burocratici. Le spese correnti del Ministero dovrebbero essere anche finanziate dalle innovazioni nel rapporto tra pubblico e privato, dai servizi aggiuntivi e dal global service. Ma è ancora in corso un chiarimento sulle reali competenze in materia di beni culturali dello Stato e delle Regioni e ciò sta rallentando le novità cui ho accennato».
A proposito del Decreto Legge per l'istituzione della Società Patrimonio Spa, elaborato dal ministro Tremonti, molti dicono che la possibile alienazione ai privati di beni architettonici ed artistici in cambio di un canone porterebbe ad una mancanza di tutela che stravolgerebbe per sempre i beni ceduti. Che cosa c'è di vero?
«Anche questa polemica è superata dai fatti. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Codice dei beni culturali che individua tre categorie di beni: 1) ciò che non può essere alienato in nessun caso (musei, monumenti, solo per fare due esempi); 2) ciò che può essere alienato ma con vincoli di destinazione e senza modificazioni; 3) ciò che può essere alienato. La tutela spetterà sempre allo Stato ed è tutto disciplinato severamente. È una svolta epocale perchè nulla del genere si è fatto a proposito di beni culturali dalla Legge Bottai del 1939. Il nuovo codice è composto da 184 articoli. I cittadini avranno una serie di norme chiare e semplificate».
Il suo ministero viene anche accusato di aver cancellato «arte sotto le stelle», l'iniziativa che dal 1998 al 2000 ha tenuto aperti d'estate musei e siti archeologici anche dalle ore 20 alle ore 24. E alcuni sostengono anche che si corre il rischio di un ritorno all'apertura dei musei fino alle due del pomeriggio.
«Invece dico con orgoglio che il Ministero da me guidato intende tenere aperti i musei il più possibile. E le fornisco due dati molto significativi: nel primo semestre del 2003 i visitatori dei musei sono aumentati del 6% rispetto al 2002 e ciò vuol dire che i musei erano ben aperti. Inoltre noi siamo il paese d'Europa che ha l'orario d'apertura più lungo per i siti archeologici. Per quanto riguarda l'apertura serale abbiamo constatato che in molte città e in molti musei non c'erano visitatori durante quell'orario. Ripristineremo "l'arte sotto le stelle" solo nei casi che prevedono una reale risposta del pubblico. Per contro abbiamo

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