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di GABRIELLA SASSONE È SCANDITO da un sottofondo musicale lounge o etno, ma aiuta a socializzare ...

Soddisfa anche palato e stomaco (se non siete solo dei «pastasciuttari») perché non è più solo noccioline e patatine, ma un trionfo di gustosi appetizer, piccoli capolavori culinari preparati espressamente da chef di grido. È l'aperitivo notturno, che impazza a Berlino, Londra, Parigi e anche Oltreoceano. Un trend che ha atticchito subito nella Roma gaudente e tiratardi, dove non si arriva mai ad una cena prima delle 22. Piace ai pigroni della Città Eterna bere, smangiucchiare e ciarlare in notturna, molto più che sorseggiare un prosecco o un vino alle 19, prima di entrare in un ristorante, operazione che invece è un «cult» per i milanesi.
La «movida» notturna capitolina, sembra a caccia di novità e amante delle mode, tanto più se esterofile, affolla con gioia i ristoranti à-la-page come il «Bloom» e il «Ketumbar» dove intorno al bancone bar si socializza e si ascolta musica con un cocktail in mano fino alle ore piccole. Mille e cinquecento persone, ieri sera, hanno risposto all'invito di Benedetta Lignani Marchesani, presentandosi in massa all'aperitivo non-stop dalle 19 alle 24 che inaugurava «Trattoria», ristorante di Paolo e Ilde Cerulli in via Pozzo delle Cornacchie, architettura moderna e cucina di ricerca ispirata alla tradizione regionale italiana interpretata con fantasia. Un locale di design in un palazzo del '600, nel cuore della Roma barocca: 600 metriquadri su due piani realizzato dagli architetti Gianluigi e Marco Giammetta, discepoli di Massimiliano Fuksas. Al piano terra il bar (100 le etichette di vini italiani), dove il barman Marco Baldoni inventa cocktail analcoolici alla frutta o i gettonatissimi Bloody Mary, Prato Verde, Krakatoa, Black Velvet. Una seducente scala rivestita d'un chiaro parquet d'acero conduce al piano superiore, un inaspettato susseguirsi di sale. Al centro, il cuore del locale: la grande cucina a vista dove la brigata di chef, come su un magico palcoscenico, mette in scena la sua arte. Il menu varia ogni due settimane e propone cinque piatti diversi per portata. Guida la brigata ai fornelli, lo chef Stefano Galbiati, 33 anni, allievo di Ettore Alzetta e di Armando Sobatti, che ha lavorato a «La Rosetta» e al «San Souci».
«Coccolare l'ospite, viziarlo, farlo sentire a suo agio è il nostro obiettivo», rivela Paolo Cerulli nel via vai di gente. Nei due piani del locale, simil autobus nell'ora di punta, alle prese con rustici di sfoglia, polpettine di melanzane e zucchine, zuppette di legumi, mini panzerotti con mozzarella e basilico, pizzette e arancini fatti in casa, tortine calde al cioccolato, madeleine e proustiane, si fanno largo Luca Giurato e Daniela Vergara, Michele Cucuzza, Antonia De Mita, Ferdinando Brachetti Peretti, Barbara Massimo e Scipione Borghese, Alessandra Colonna, Patrizia de Blanck e via di questo rango.

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