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Terremoto da 25 milioni sui conti Versace

Tamponato con «finanza creativa» il crollo del fatturato. Fermata a 5 milioni la perdita, ma non basta

Per limitare ai 5,5 milioni di euro la perdita consolidata 2002 (l'anno precedente l'ultile era stato di 10 milioni), il gruppo Versace ha dovuto mettere un tampone da 25 milioni di euro arrivato in extremis grazie alla Luxottica di Leonardo Del Vecchio. Una trovata da «finanza creativa» che sarebbe piaciuta al ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, e che è servita anche a rendere meno drammatica, per un anno, la forte del caduta del fatturato consolidato, passato comunque da 480 a 452 milioni di euro. Il tampone approvato il 12 giugno scorso dal presidente del consiglio di amministrazione, Santo Versace, insieme alla sorella Donatella e alla nipote Allegra Donata Versace Beck (minore, e quindi rappresentata in delega dall'avvocato Lorita Guarino) ha suscitato qualche perplessità sia all'interno del collegio sindacale sia da parte del revisore dei conti, la Kpmg. E così tutto si è dovuto chiarire nella nota integrativa che accompagna il bilancio. I Versace hanno deciso di contabilizzare nel fatturato, alla voce «altri ricavi e proventi», 25 milioni di euro in realtà non ancora incassati, ma legati a un diritto acquistato dalla Luxottica per l'opzione di rinnovo di un contratto decennale sulla commercializzazione di occhiali con il marchio Versace. Contratto appena firmato, e quindi in scadenza nel 2012, dopo dieci anni.
Imbarazzata la versione dell'operazione che lo stesso Santo Versace fornisce in nota integrativa, spiegando che nel mese di dicembre 2002 la società «ha affidato al gruppo Luxottica un contratto di licenza di durata decennale ed ha contestualmente riconosciuto un diritto di opzione di rinnovo contrattuale per un ulteriore decennio. Il corrispettivo contrattuale per la cessione di tale opzione di rinnovo, pari a 25 milioni di euro, è compreso nella voce "altri ricavi e proventi"(...) Si ritiene tuttavia doveroso segnalare che tale provento non ha carattere di provento ricorrente negli esercizi futuri». Questa era la segnalazione imposta da revisori e sindaci. Santo Versace però va oltre e aggiunge: «a titolo informativo, si segnala altresì che in base agli accordi intercorsi, in caso di esercizio dell'opzione di rinnovo, oltre ai minimi garantiti di royalties contrattualemnte previsti, a partire dall'anno di esercizio dell'opzione di rinnovo non sarà dovuto alcun compenso ulteriore sino a che, tenuto conto delle percentuali di royalties concordate, non sia maturata un'eccedenza cumulativa superiore a euro 25 milioni. Tenuto conto che i minimi garantiti appaiono elevati; che il prodotto occhiali griffati potrebbe nei prossimi anni ridurre la prorpia capacità di penetrazione sul mercato; (...) gli amministratori hanmno ragione di ritenere (...) che, in caso di esercizio dle diritto di opzione Luxottica (...) le vendite di prodotti realizzate dal gruppo Luxottica non saranno superiori ai livelli corrispondenti agli elevati minimi garantiti». Insomma, Del Vecchio ha pagato troppo caro quell'accordo con i Versace (parola dei Versace), questi hanno incassato tutto e subito creandosi problemi per venti anni, e già nel 2003 la mancanza di quei 25 milioni si fa sentire. Portando il gruppo a un necessario nuovo piano industriale e finanziario, fatto di pesanti tagli (vedasi articolo a fianco)

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