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Esce domani in edicola e libreria il nuovo numero di «Nuova Storia Contemporanea», la rivista diretta da Francesco Perfetti.



di ANDREA ROSSI

LA RICOSTRUZIONE delle vicende successive all'armistizio nella capitale e nei suoi dintorni, ed in particolare la lunga polemica sulla cosiddetta mancata difesa di Roma, sono state ampiamente studiate ed analizzate, ormai da decenni, da storici e giornalisti di ogni orientamento politico, e su questi fatti anche l'ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito ha offerto la sua versione diversi anni fa; fa specie quindi constatare come, ormai a sessant'anni dagli eventi in questione, quando di alcuni reparti abbiamo analisi dettagliate fino al livello di battaglione, sul comportamento successivo all'armistizio di una grande unità che nei pressi di Roma stazionava da mesi sia sempre gravata un'ombra di silenzio, o, addirittura, di essa siano state spesso date notizie che è eufemistico definire fantasiose.
Il reparto in questione è la divisione corazzata «M», composta interamente da battaglioni della milizia, camicie nere perlopiù veterane della campagna di Russia. Sulle modalità della creazione di questa unità e sulla sua breve ma interessante storia, se escludiamo i ricordi interessati dei maggiori esponenti della Mvsn, come Enzo Galbiati (all'epoca capo di stato maggiore della milizia) o Ettore Lucas (che del reparto era ufficiale e negli anni '70 scrisse una delle poche opere monografiche sulla milizia), non esistono narrazioni alternative o maggiormente dettagliate. Si è cercato quindi con questo studio di andare più a fondo sulla vicenda di questo autentico convitato di pietra della storia militare del nostro esercito. (...)
È assai significativo, specie alla luce degli avvenimenti dell'autunno 1943, che il progetto di creare un'unità scelta di camicie nere dei battaglioni «M» venne espressa con chiarezza per la prima volta non dal duce, ma da Adolf Hitler; questi, sempre (e forse non casualmente) in quello stesso marzo 1943 così si esprimeva nel corso di una riunione con i vertici dell'Okw (...): «Potrei impegnarmi con una proposta da fare al duce, una proposta condizionata: egli dovrebbe fornire uomini di provata fede fascista elementi tratti dalla milizia, che sarebbero organizzati, equipaggiati e addestrati da noi in Germania». (...)
Se si considera la parsimonia con cui i tedeschi avevano fino a quel momento fornito armamenti e supporto all'esercito italiano, è sbalorditivo constatare che la messa in piedi ex novo di questa unità italo-germanica avvenne in tempi ridottissimi. (...) E il materiale per questo reparto ancora da creare, era decisamente imponente. (...)
Al 25 di giugno, la divisione corazzata camicie nere «M» risultava ufficialmente costituita, con il seguente organico: gruppo «Montebello» (battaglioni camicie nere 6°, 30°, 12°), gruppo «Tagliamento» (battaglioni camicie nere 63°, 79°, 61°), gruppo carri «Leonessa», raggruppamento artiglieria «Valle Scrivia» (due gruppi, sei batterie).... In totale circa 5.700 uomini, cifra che raggiungeva più o meno le 6.000 unità conteggiando il folto gruppo di ufficiali e sottufficiali tedeschi, ed un nucleo di carristi provenienti dal regio esercito, gli unici in possesso quantomeno delle cognizioni di base necessarie per condurre i potenti panzer germanici. La divisione fu dislocata in diverse località nei dintorni di Tivoli, mentre altri reparti della milizia che avrebbero dovuto entrare nella divisione appena rinforzati nell'organico, come il 16° «M», erano accampati nei pressi di Roma.
La capitale, all'inizio dell'estate 1943, risultava quindi pressoché circondata da reparti della milizia pesantemente armati e addestrati (o, per meglio dire, controllati) dai tedeschi. Ovvio, che lo stato maggiore italiano, a cui la gravità dell'accaduto era fino a quel momento sfuggita di mano, iniziasse seriamente a preoccuparsi sul futuro comportamento di queste unità. (...).
Cosa sia avvenuto a Tivoli e dintorni dal successivo 10 settembre è

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