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di GIAN FRANCO SVIDERCOSCHI DOMENICA scorsa è stato canonizzato Daniele Comboni, e fra sette ...

Due religiosi. L'uno protagonista della grande epopea missionaria dell'Ottocento, e autore di uno straordinario progetto di rinnovamento spirituale e civile dell'Africa ad opera degli stessi africani. L'altra capace di imporre al mondo - in pieno secolo XX, nel momento di massimo sviluppo tecnico-scientifico - la più incredibile e provocatoria delle sfide: quella dell'amore gratuito, assoluto, per i più diseredati, i «più poveri dei poveri».
Dicono che la vita religiosa - o, come si preferisce chiamarla oggi, la vita consacrata - abbia meno potere e meno visibilità rispetto al passato. E forse, in parte, è anche vero. Adesso, nella Chiesa, ad andare per la maggiore sono i nuovi movimenti.
E poi, rilanciando il «popolo di Dio», il Concilio Vaticano II ha ricordato che tutti i cristiani hanno la medesima dignità in forza del comune battesimo, e dell'eguale chiamata all'apostolato e alla santità.
Da ciò consegue che la vita religiosa non esaurisce in se stessa le possibilità di vivere radicalmente il Vangelo.
Ci sono altre forme di testimonianza, altri modi di raggiungere la perfezione cristiana. E tuttavia, i religiosi continuano ad avere un ruolo unico, insostituibile: essere «segni» del Vangelo della carità e della solidarietà, in un mondo che è segnato invece dall'individualismo e dall'egoismo.
Appunto per questo, per comprendere quale sia il posto specifico che i religiosi occupano oggi nella Chiesa, ho compiuto idealmente un lungo viaggio all'interno della vita consacrata.
Sono partito dagli inizi, dalle origini, per arrivare ai nostri giorni. Percorrendo così quasi venti secoli di storia della Chiesa, attraverso la storia stessa di alcuni degli Ordini e Congregazioni religiose che hanno avuto un maggior peso nelle vicende del cattolicesimo.
Per prima cosa, ho verificato una volta di più come la vita consacrata abbia avuto un influsso, spesso decisivo, sulla vita e la missione della Chiesa. Ad ogni momento difficile, drammatico, dai conflitti politici alla Riforma luterana, dall'Illuminismo alla Rivoluzione francese, alla laicizzazione della società, corrisponde sempre una «rivoluzione» con la nascita di Ordini, di Istituti, più adatti ad operare in quella determinata situazione, e contro quei «nemici».
In principio, il fenomeno è monopolio maschile. E anche quando cominciano a svilupparsi, gli Ordini femminili dipendono sempre da quelli maschili. Ma, a partire da Santa Chiara, le donne diventano protagoniste, maturano vocazioni straordinarie.
Basti ricordare Caterina, Brigida, Teresa di Gesù, Angela Merici. E, proprio nei monasteri, nei conventi, le donne trovano sempre maggiori spazi di libertà e di emancipazione culturale. È lì dentro che imparano un mestiere, per poi andarlo ad esercitare, a pieno titolo, nella società,
E così, si arriva all'oggi. Fuori, apparentemente, sembra non sia ancora finita la crisi postconciliare; c'è un'aria di stanca o almeno di stasi. E invece, se si guarda bene, si scoprirà un mondo in ebollizione. Fioriscono di continuo nuove comunità di tipo monastico-religioso oppure carismatiche o di servizio. E, negli ultimi tempi, si vanno diffondendo gli «eremiti di città». A Padova ce ne sono due: un prete che per metà giornata confessa in una chiesa, e una donna che al mattino continua a lavorare alle Poste.
Insomma, e siamo alla fine del viaggio, nella vita religiosa comincia a mettersi in moto un nuovo grande processo di rinnovamento. Difficile prevederne gli esiti. Ma già ora è possibile percepirne una prima fondamentale caratteristica: e cioè la consapevolezza che si può, sì, scegliere di vivere lontano dal mondo, per essere più direttamente in contatto con Dio; ma che il mondo, comunque, continua ad esistere, appena fuori dei portoni dei conventi. E, in questo mondo, ci sono tante donne e tanti uomini in cerca di se stessi, ma anche e prima ancora del senso ultimo della loro vita.
E quindi hanno bisogno di autentici testimoni della spiritualità evangelica. Testimoni di Dio, e del suo

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