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PARIGI — Una collezione sbarazzina per una signorina furba: è quella di Chanel, andata in scena ieri a Parigi.

Mademoiselle Coco stavolta è una maliziosa «Mademoiselle Tweed» (così l'ha definita Lagerfeld) che non disdegna neppure l'uncinetto: lo chic della maison di rue Cambon può ringiovanire qualsiasi cosa e chiunque, con gli spolverini a vita bassa portati sulle gonne di pizzo, le giacchine pastello (soprattutto rosa e grigio, bianco e mauve) indossate sugli abiti di voile a fiori, con i sandaletti bassi e gli alti e massicci decolletè bicolori, con il crochet bianco degli abiti e dei soprabiti smilzi e svolassanti di punti all'uncinetto.
Dappertutto le catene, ma sbarazzine anche loro, con tanti cubetti colorati, e le perle, anzi le perlone, che ballano ai polsi e alla vita. E poi le nuove borsine, fatte come i cubi- rompicapo di Rubik, come le macchinette fotografiche, come i porta cd.
Nel tweed è declinato tutto: la giacchina-cardigan doppiata in mussola, la sottana grigia portata sotto la gonna di tulle a palloncino, l'abito corto e chiccoso che si apre sui fianchi, il trench di cotone profilato, il piccolo spencer da portare con il vestito a volants da gitana. L'aria è giovanile e insieme modaiola: la passerella presenta un total-look che può essere scomposto e usato a piacere. Ogni giacca può vivere in altri mondi, per altre età. Ogni soprabitino può avere tante stagioni, accostarsi a gonne più serie ma perfino ai grembiuli in denim luccicante, ogni cardigan può diventare un copricostume sui bikini in pizzo all'uncinetto, ogni abito da sera può frequentare grandi soireè o piccoli appuntamenti romantici.
Donne rimettetevi il busto, ma sceso sui fianchi, stretto sul vestito di chiffon colorato, scherzosamente in contrasto con gli stivali da cow boy. È Jean Paul Gaultier, con la sua sfilata parigina, a suggerire il ripristino del vecchio intimo arnese. Un arnese tanto crudele che fu una liberazione, per tutto il genere femminile, quando Coco Chanel ne decretò il tramonto, inalberando i suoi tailleur e gli eleganti pantaloni. Chissà cosa direbbe Mademoiselle, vedendo tornare in auge le odiate gabbie: si consolerebbe notando che, invece, la sua maison, proprio ieri in passerella, ha mantenuto viva l'idea di una moda non troppo costretta.
Ma Gaultier non è certo uno stilista passatista nè un nostalgico della moda che fu: guepiere e bustier, corsetti e reggicalze - ha spiegato - vanno sempre bene per mettere in evidenza le anche, lasciando il resto in libertà. Il busto, o bustino che dir si voglia, sale e scende dalla vita ai fianchi, in continua metamorfosi: è il cinturone legato stretto sull'ampia camicia da uomo, diventa la minigonna con i gancetti da reggicalze, si trasforma nel corsetto di cuoio della bella da saloon, tutta in balze di sangallo bianco. La sfilata è scandita dai dettagli della corsetteria perfino quando entrano in scena i magici tailleur: c'è quello mini, dove la gonna scompare, trasformata in una guepiere portata a vita bassa. La passerella alterna anche boudoir e leggerezza: Gaultier non è tassativo, in fondo lascia la libertà di portare lunghe salopette, abiti molli come grembiuli slacciati, camicioni di crepe bianchi che diventano le sottane di minigonne rosa. Ma alla fine torna a ribadire il concetto, insistendo sul tema prediletto: la guepiere. E per chi non avesse capito che è tutto solo un gioco, le uscite finali trasformano il busto in una ragnatela di pelle che imprigiona, ma svela, il corpo della modella.

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