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Il senatore Pastore e il Consiglio Superiore della Lingua

«L'idioma va difeso con un'istituzione in seno al Governo»

É lo scopo del ddl promosso nel 2001 dal senatore Andrea Pastore, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, per la istituzione del Consiglio Superiore della Lingua italiana, organismo in seno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Senatore, nelle ultime pagine «Difesa dell'italiano», il libro bianco di D'Arcangelo, si riferisce esplicitamente all'iniziativa di legge di cui lei è promotore. Come sarà costituito il Consiglio Superiore della Lingua Italiana?
«Sarà formato dai massimi responsabili delle politiche pubbliche in fatto di lingua e di cultura e dai massimi rappresentanti della comunità scientifica. Intorno a questo tavolo potrà svilupparsi un confronto che porti all'elaborazione di linee, progetti e proposte diretti a tutelare e valorizzare il nostro patrimonio linguistico in Italia e all'estero».
A che punto è il ddl?
«Al momento ha formato oggetto di una revisione parziale da parte del relatore, che ha tenuto conto delle critiche, delle proposte e dei suggerimenti che sono pervenuti in questi mesi di lavoro. Data la delicatezza del tema, il dibattito parlamentare è stato accompagnato da una serie di audizioni svoltesi in sede di commissione, a cui hanno partecipato i maggiori rappresentanti delle istituzioni interessate alle problematiche relative alla nostra lingua, sia pubbliche che private».
Si tratterà di un provvedimento, come usa dire, bipartisan?
«È augurabile. Devo dire che l'opposizione ha visto erroneamente nel ddl una qualche volontà dirigistica in materia di lingua: preoccupazione che ritengo sarà fugata proprio dal nuovo testo prediposto dal relatore, dal quale emerge con maggiore chiarezza e nettezza che le funzioni del costituendo Csli sono esclusivamente di studio, proposta e orientamento».
Qual è a suo avviso il problema fondamentale da affrontare relativamente all'attuale situazione della nostra lingua?
«Si tratta di far acquisire agli stessi italiani e in particolare alla classe dirigente del nostro Paese la consapevolezza che la lingua non è appannaggio di un'élite, ma patrimonio di tutti e come tale va considerata e apprezzata».
Ultimamente si è molto discusso sulla parità linguistica in seno alla Ue. Che cosa si intende fare per la nostra lingua?
«Una delle funzioni del Csli sarà proprio quella di proporre l'italiano come lingua ufficiale nell'ambito delle istituzioni europee, individuando gli strumenti di natura politica che potranno essere più idonei a dimostrare che la nostra lingua costituisce un punto di riferimento imprescindibile dell'intera cultura occidentale».

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