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di GIAN LUIGI RONDI THE DREAMERS, di Bernardo Bertolucci, con Michael Pitt, Eva Green, Louis Garrel, Italia, 2003.

Rivisitando «Ultimo tango» e, sulla scorta di un testo del romanziere americano Gilbert Adair, aggiungendovi l'incesto fra due gemelli, un fratello e una sorella, come in «Sangue velsungo» di Thomas Mann. Anche con altri temi, però. Intanto la cinefilia, perché i gemelli sono frequentatori appassionati della Cinemathèque di Henri Langlois e ne citano di continuo i film che vi vedono, quasi rivivendoli. Poi, il maggio '68 che, attorno, fa sentire i suoi tumulti e, infine, un personaggio che vede, giudica e, facendo da voce narrante, tenta di portare un po' d'ordine in quel disordine in cui pure viene morbosamente coinvolto. È quella di un giovane americano, venuto a studiare a Parigi, che i due gemelli, prima trascinano nei loro giochi cui fanno da corollario dei quiz cinefili con penitenze erotiche, poi, nonostante sia nato un amore reciproco, ne sono abbandonati sulle barricate del «maggio» a causa del loro incesto e della sua condivisa violenza esplosa nelle strade.
Molti temi, perciò, molte voci. La regia di Bertolucci si è ingegnata a svolgerli tutti sullo stesso piano puntando a uno studiato equilibrio di rappresentazione. Le soluzioni più felici sono soprattutto quelle relative alla cinefilia, con citazioni, fra le pieghe della storia, di immagini di film classici; arrivando a proporre, quando la ragazza, un po' prima del finale, tenterà un suicidio collettivo, il suicidio di Mouchette nel film di Bresson da Bernanos. Anche il disegno dei tre, nel chiuso dell'appartamento in cui l'azione si colloca quasi per intero, è psicologicamente abbastanza puntuale, pur tra gli eccessi di un sesso senza veli e spesso estremo. E così le poche pagine sul «maggio», tutte ritmi convulsi come quei giorni. Mentre un commento musicale, fitto di canzoni americane e francesi d'epoca, aggiunge, nei momenti più rivelatori, il doloroso sconcerto che il personaggio narrante non può esimersi dal dare.
Dei passaggi possono lasciare perplessi, qualche situazione — come una singolare reazione dei genitori dei due quando scoprono tutto — può persino stupire, nel suo complesso, tuttavia, il film, pur senza essere il più compiuto di Bertolucci, ha pregi di regia rilevanti. Spesso anche fino allo stile.
Vi concorrono i tre interpreti, gli esordienti Eva Green e Louis Garrel, i gemelli, l'americano Michael Pitt, già visto in «Bully».

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