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di GABRIELE SIMONGINI «L'ORO di un campo di grano travolto dall'estate al suo culmine, l'azzurro ...

Queste parole del critico Marco Goldin fanno da pregevole introduzione alla mostra da lui curata che si inaugurerà oggi nella Casa dei Carraresi di Treviso e appunto intitolata «L'oro e l'azzurro. I colori del Sud da Cèzanne a Bonnard» e che resterà aperta sino al 7 marzo. Nei 120 dipinti esposti trionfano la luce e i colori del Mediterraneo, colti dall'occhio esteriore e da quello interiore di grandissimi artisti che hanno soggiornato, tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima del Novecento, lungo le rive francesi del Mediterraneo e in Provenza. Sono stati ottenuti prestiti di estrema rarità che rendono questa mostra quasi irripetibile. Si parte così da Gustave Courbet, il primo grande artista che ha scoperto come una rivelazione la luminosa bellezza del Mediterraneo e qui rappresentato da tre rari paesaggi. Protagonista della mostra è Paul Cézanne, di cui sono esposti venti paesaggi, fra cui un capolavoro come «L'Estaque, veduta del golfo di Marsiglia» (1878-79), scelto come immagine-simbolo dell'evento espositivo. Sono poi presenti sei versioni della «Montagna Sainte-Victoire», riunite in un'unica sala come simbolo dell'animo audace e solitario del geniale artista. Mirabili sono pure le opere di Gauguin e Van Gogh: del primo spicca soprattutto il visionario «Les Alyscamps» mentre del tormentato Vincent non si può dimenticare la «Camera di Van Gogh a Arles». Rari e sconosciuti al grande pubblico sono i paesaggi dipinti da Edvard Munch a Nizza, tra il 1891 e il 1892, mentre densi di sensuale gioia di vivere sono i quadri di Monet e Renoir. Si arriva alla fine del XIX secolo con i paesaggi di Matisse per entrare nel '900 con la stagione fauve dello stesso artista, di Braque e Derain. L'intensità visionaria e allucinata di Vallotton e Soutine porta verso la conclusione della mostra, affidata ad alcuni abbacinanti capolavori di Pierre Bonnard: dal «Riposo in giardino» (1914) al «Grande paesaggio del Midi», fino al visionario e palpitante splendore della «Terrazza al sole» (1939-46).

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