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Missoni, l'emozione del colore si rinnova

Dal matrimonio di Rosita e Ottavio Missoni, datato 1953, sono nati un'azienda e uno stile che hanno rivoluzionato il concetto di colore e maglieria, in senso creativo e innovativo. Il loro lungo cammino creativo è stato ripercorso ieri da una splendida sfilata retrospettiva, chiusa a sorpresa dall'apparizione dei loro 250 lavoratori, accorsi a Milano praticamente all'alba per festeggiare insieme alla famiglia i cinquant'anni di attività.
Tutto ha inizio nel'48, quando Ottavio e Rosita si incontrano per la prima volta, a Londra, in occasione delle Olimpiadi: lui, già campione italiano assoluto sui 400 metri nel '38, era finalista nei 400 a ostacoli e aveva una piccola attività di produzione di tute sportive a Trieste; Rosita, invece, veniva da un'esperienza stilistica nell'azienda di famiglia, produttrice di scialli e biancheria per la casa. Nel'53, il matrimonio e l'avvio dell'attività, con un piccolo laboratorio a Gallarate.
Il salto, nel'58, quando La Rinascente gli commissiona «abiti post Parigi, fatti ad A, a H - ricorda oggi un'emozionata Rosita - Noi presentavamo un campionario di circa 20 modelli, in cui tentavamo di lavorare molto sul colore, visto che avevamo un macchinario povero e all'epoca prendevamo cinque chili di lana per colore». Nel'69, costruiscono lo stabilimento di Sumirago, nel bergamasco, con villa annessa, dove tuttora si concentrano le attività.
«Siamo sempre stati dei ricercatori, degli artigiani, abbiamo sempre cercato di stravolgere il concetto di maglieria - racconta Rosita, cui è stata recentemente dedicata una nuova varietà di camelia - non abbiamo mai buttato via neanche gli errori, convinti che ne potesse nascere qualcosa di nuovo». La rivoluzione, infatti, arriva all'inizio degli anni 70, con il concetto di «put-together», che «rompe le righe» liberando le signore dall'obbligo di non mescolare mai fantasie diverse.
Questo concetto, insieme al punto a nocciolina, nasce negli anni 70 e rimane uno dei capisaldi della maison, come il patchwork, le righe colorate e il «fiammato» bianco nero e arcobaleno. Nella rievocazione in passerella, aperta da una tuta blu con la scritta Italia, di quelle che produceva Ottavio, sfilano stili e mode che hanno scandito la storia di una famiglia, cambiando il costume e rivoluzionando il gusto, tra greche, reti, scozzesi, motivi derivati dal folklore, disegni astratti africani. E poi, la maglia-pelliccia, le lane cotte, i tweeds, gli elasticizzati, in un gioco continuo di spessori di filati, invenzioni grafiche e tecniche, accostamenti di colore che affondano le loro radici nella arte astratta e informale.
In passerella, come trait d'union tra passato e futuro, il debutto della 18enne Jennifer, figlia di Luca Missoni. Ad applaudire, in prima fila, Carla Fendi e Silvia Venturini Fendi, Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Momento di commozione finale, quando Rosita e Ottavio escono abbracciati, seguiti a ruota dai figli e, dopo un'istante, cade il telone che nascondeva i loro 250 dipendenti in camice bianco. Lacrime e applausi si confondono sulla passerella storica, dove ha sfilato anche la nuova collezione firmata da Angela Missoni, ancora una volta un miracolo di maglieria e colore, in un racconto di famiglia che si aggiorna costantemente in diario di moda.

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